domenica 2 agosto 2020

L'utilità della scienza

Gabriele deve ancora apprendere l'uso della punteggiatura, ma conosce l'utilità delle conoscenze scientifiche nella vita di tutti i giorni.


mercoledì 29 luglio 2020

Lacrosse: intervista a Dominò Giancarlini

In questa puntata della serie sugli sport meno conosciuti parleremo del lacrosse. Ho per questo intervistato Dominò Giancarlini, giocatrice della squadra di Roma e della nazionale italiana.

Ciao, campionessa. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Ciao, mi chiamo Dominò, ho ventisette anni e sono di Roma, sono centrocampista nella Roma Leones Lacrosse. Oltre ad essere una giocatrice sono anche allenatrice del settore giovanile della mia squadra, settore però ancora in via di sviluppo.


Il lacrosse è uno sport poco conosciuto in Italia, ma anche il tuo nome non è molto comune. Da dove viene?

Il mio nome è preso da un film di 007, Dominò era una Bond girl nel film “Thunderball - operazione tuono”.

Il mio amico Luigi De Conti, esperto di cinema, sicuramente lo sapeva (e colgo l'occasione per ricordare che è uscito il suo nuovo libro Morte sul Rainier). Ma torniamo al lacrosse.

Il lacrosse è il gioco sacro dei nativi americani, una volta chiamato Baggataway. Questo gioco era un'antica forma di guerra e veniva utilizzato per risolvere le dispute tra le varie tribù indigene. Ovviamente noi giochiamo alla sua versione moderna, si gioca con una stecca alla cui estremità vi è un retino (chiamato pocket, tasca) con cui si  passa la palla (di gomma piena e pesa circa 150 grammi).  Lo scopo è quello di fare goal ovviamente. Si gioca in entrambi i casi 10 contro 10 (le regole sono cambiate prima noi donne giocavamo 12 contro 12) in un campo più grande di quello da calcio e si può giocare anche dietro la porta, come nell'hockey. La versione femminile è diversa rispetto a quella maschile e quindi ha anche regole diverse. Infatti il maschile è uno sport di contatto mentre nel lacrosse femminile il contatto fisico è minimo.

Quindi il lacrosse giocato dai maschi è un po' più rude, come l'hockey, mentre il vostro è più tecnico?

Esatto. Inoltre noi, a parte il portiere, abbiamo tutte le stecche uguali. I maschi invece per la difesa, per dire, hanno la stecca lunga 1 metro e 80 ahaha. Cambia anche la pocket cioè la tasca con cui si tiene la palla. La loro è più profonda perché c'è contatto fisico. Noi siamo più tecniche.
Non si gioca misto. O se proprio vuoi fare un allenamento si adottano le regole femminili. Noi ogni tanto ci alleniamo con i ragazzi. facciamo la parte atletica e se magari facciamo una partitella a mo' di partitella di oratorio non giochiamo con le regole maschili. Anche perché i maschi quando giocano indossano varie protezioni: casco, guanti paradenti, pettorina, gomitiere, parapalle. Noi invece obbligatorio il paradenti e se proprio vuoi mascherina per gli occhi (si chiamano goggles).

Dominò (a destra) in azione con la stecca del lacrosse.

Tu come hai conosciuto il lacrosse?

Ho conosciuto il lacrosse per caso. A 16 anni sono andata a studiare in America per fare l’anno scolastico. A settembre bisognava scegliere le varie attività extrascolastiche e io, che giocavo a pallavolo da anni, avevo scelto quello sport come attività invernale. Per la primavera invece non sapevo cosa scegliere e a un certo punto ho letto ad alta voce “lacrosse?” e un ragazzo dietro di me mi ha detto “ provalo, provalo! E’ veramente figo” e così ho messo lacrosse. E’ arrivato marzo e in America funziona così: tu scegli uno sport e loro devono comunque selezionarti facendoti fare una prova. Vado a questa prova e le allenatrici mi dicono: “Sicura di non averci mai giocato?". E’ iniziato tutto così.

Cosa ti ha fatto appassionare al lacrosse?

Amo di questo sport la sua dinamicità ma più di tutto il fatto di essere uno sport inusuale.

Ci fai un riassunto della tua carriera sportiva?

Come dicevo prima ho giocato una stagione nella squadra varsity del liceo americano che ho frequentato, poi sono tornata in Italia e avevo scritto alla squadra della mia città, perché in tutto ciò avevo fatto delle ricerche e avevo scoperto che in effetti a Roma c’era una squadra di lacrosse. Avevo 17 anni. Alla fine sino a 20 anni ho continuato pallavolo, sino a quando una sera con il mio ex fidanzato non abbiamo incontrato una giocatrice della mia attuale squadra (Roma Leones Lacrosse). Sono subito andata agli allenamenti e ora gioco con loro da ben 7 anni. Viaggio tantissimo per giocare : infatti ho giocato in un sacco di nazioni europee e non. Ho giocato in un sacco di tornei e ho conosciuto tantissimi appassionati come me di questo sport meraviglioso!! L’anno scorso ho disputato gli europei di lacrosse femminile e spero l’anno prossimo di essere selezionata per i mondiali che si giocheranno negli USA.

Dominò (la prima a sinistra) con le compagne di squadra.

Quali sono le caratteristiche per essere una valida giocatrice di lacrosse?

Credo che tutti possano giocare a lacrosse. È chiaro però che non tutti abbiamo le stesse peculiarità in cui spicchiamo di più e ognuno di noi è predisposto più per un ruolo che per un altro. Nel lacrosse i ruoli sono: portiere, difensore, centrocampista e attaccante.
Il lacrosse è uno sport di corsa quindi è molto veloce, si devono avere resistenza, velocità e agilità. Ma sono tutte caratteristiche che con una buona preparazione atletica possono essere acquisite.
i difensori devono essere molto forti fisicamente e il portiere deve essere una persona con una buona dose di coraggio perché è un ruolo che inoltre richiede molta tempra mentale.
Io gioco come centrocampista o attaccante… dipende. Per giocare a centrocampo bisogna essere molto resistenti per correre più di tutti in campo, avere delle buone skills con la stecca perché il suo ruolo è quello di far transitare la palla della difesa all'attacco (e ovviamente difende e attacca). Per giocare in attacco invece bisogna avere un buon tiro, velocità e non per ultimo tanta visione di gioco.

Ringrazio la Bond girl del lacrosse per questa intervista.
Se non le avete già lette, potrebbero interessarvi anche le precedenti puntate sugli sport strani:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos
16 giugno 2020: fierljeppen, con Marrit van der Wal
23 giugno 2020: cuccagna orizzontale, con Glenda Fior

martedì 23 giugno 2020

Intervista a Glenda Fior

L'albero della cuccagna è una tradizione ben conosciuta. I partecipanti a questo gioco, per vincere, devono raggiungere l'estremità di un palo cosparso di grasso o altra sostanza che rende ardua l'avanzata. Normalmente il palo è posto in verticale e ci si deve arrampicare. Alla cuccagna di Boffalora sopra Ticino, invece, il palo si allunga orizzontalmente sopra il Naviglio Grande nelle cui acque finisce chi perde la presa. Al termine del palo c'è una bandiera e il primo (o la prima) che arriva a prenderla vince la gara. Nel 2018 la vincitrice è stata Glenda Fior. Facciamo due parole con lei.

Glenda avanza sul palo della cuccagna.
Questa foto e le seguenti sono di Maurizio Genna.

Ciao, Glenda. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Sono Glenda Fior, ho 21 anni e sono una studentessa.

Pratichi qualche sport?

Faccio ginnastica artistica da quando avevo 3 o 4 anni.

Sei la vincitrice dalla cuccagna di Boffalora sopra Ticino del 2018. Ci parli di questo evento e della tua vittoria?

La cuccagna è una manifestazione che ogni anno si svolge nel mio paese. La faccio più o meno da 5 anni. Per poter partecipare bisogna essere residenti. Normalmente la cuccagna si vince camminando sul palo e prendendo la bandiera alla fine di questo. Vince chi riesce a prendere la bandiera, non c’è un tempo fisso. Il palo è pieno di grasso quindi la prima parte della gara consiste nel camminare sul grasso e di conseguenza toglierlo. Anche sulla bandiera c’è il grasso quindi è difficile afferrarla. Solitamente dura un'oretta. Io mi sono seduta verso la fine del palo e stavo per cadere, mi sono aggrappata e ho continuato fino alla bandierina a testa in giù (con una foto di capisce meglio). Sono contenta di aver partecipato perché sono stata la prima ragazza a vincerla!





Grazie a Glenda per l'intervista e grazie a Maurizio Genna per le sue bellissime foto della gara di Glenda.
Se non le avete già lette, potrebbero interessarvi anche le precedenti puntate sugli sport strani:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos
16 giugno 2020: fierljeppen, con Marrit van der Wal



martedì 16 giugno 2020

Intervista a Marrit van der Wal

C'è un'asta in piedi in un canale d'acqua. Il concorrente, o la concorrente, prende la rincorsa, salta, afferra l'asta, che cade verso la sponda opposta. Arrampicandosi sull'asta in caduta, si cerca di toccare il suolo il più lontano possibile. Questo strano sport, che è una tradizione in Frisia, è chiamato fierljeppen. Ne parliamo con Marrit van der Wal, che detiene il record mondiale femminile in questo sport, avendo saltato 18 metri e 19 centimetri.

Ciao, recordista. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Mi chiamo Marrit van der Wal, ho 21 anni e sto facendo un master in tecnologia idrica. Vivo in un piccolo paese della Frisia (Paesi Bassi) chiamato It Heidenskip, luogo di terra, vento e acqua.


Come ti sei avvicinata al fierljeppen?

Mio padre praticava questo sport, così già da ragazzina ho cominciato a farlo con lui. Quando ho compiuto nove anni ho potuto cominciare ad allenarmi con gli amici delle scuole elementari. Dato che è uno sport di nicchia, è una scelta naturale quella di andare a gareggiare con gli amici.

Parlaci delle tue vittorie e del record mondiale che detieni.

Dopo diversi anni, il lavoro duro compiuto ha cominciato a dare frutto e a 16 anni ho fatto il mio primo record della Frisia. Negli anni seguenti sono diventata la prima donna a superare i 17 metri. Sfortunatamente, un anno e mezzo fa mi sono rotta il legamento crociato sciando e ho così saltato una stagione. L'anno scorso sono tornata alle gare e sono partita bene: è stato il mio anno di maggior successo e sono stata la prima donna a superare i 18 metri.


Che qualità richiede il fierljeppen?

Per raggiungere distanze come quelle, è necessario non solo allenarsi duramente, ma anche avere tanta tecnica oltre alla forza. Bisogna fare tanta esperienza per capire dove si deve migliorare fisicamente e mentalmente e riuscirci. Poi, quando hai tutto ciò, ti servono un sacco di amici per festeggiare i successi e superare le sconfitte con il sorriso.

Anche se in entrambi si usa un'asta e si salta, il fierljeppen è diverso dal salto con l'asta.

E' uno sport che è difficile paragonare al salto con l'asta. L'asta è molto differente. Poi nel salto con l'asta devi correre con l'asta e saltare il più in alto possibile, mentre nel fierljeppen l'asta è lì ferma e l'obiettivo è saltare più lontano possibile.

Fai anche altri sport?

Ho sempre una curiosità per la pratica di altri tipi di sport. Anni fa facevo pattinaggio su ghiaccio ed equitazione. Ora sto provando ad allenarmi per la corsa a ostacoli.


Puntate precedenti sugli sport strani:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos

lunedì 8 giugno 2020

Intervista a Livi Pappadopoulos

Due persone sono in piedi su un tronco che galleggia in acqua. Stando ciascuno nella propria metà cercano di muovere il tronco in modo da far cadere l'altro in acqua. Questo strano sport è il logrolling. Ne parliamo con la giovane campionessa mondiale Livi Pappadopoulos.

Livi (a sinistra) in una sfida di logrolling ai mondiali.

Ciao, campionessa. Puoi presentarti ai lettori del blog?

Ciao! Sono Livi Pappadopoulos, campionessa mondiale di logrolling nel 2018 e nel 2019. Ho 19 anni e vivo a Holmen, nel Wisconsin, nel Midwest statunitense. In autunno comincerò l'università, alla Viterbo University a La Crosse, nel Wisconsin.

Come hai cominciato con il logrolling?

La prima volta che ho visto il logrolling, in una piscina al coperto, ero ancora una bambina. C'erano molti professionisti di talento che si allenavano quel giorno. Quando ho visto come parevano forti le loro gambe e come riuscivano a muovere velocemente i piedi sul tronco, ho capito che volevo entrare in questa competizione! Ho preso lezioni per qualche anno e a nove anni ho cominciato a fare delle gare. Quando ripenso alla mia infanzia, molti dei miei ricordi più piacevoli riguardano il logrolling.

Poi sono arrivate le vittorie.

Col passar degli anni, ho cominciato ad allenarmi per diverse ore al giorno e sono diventata molto competitiva. A 16 anni, avevo già vinto cinque mondiali per dilettanti. A 17 anni, mi sono qualificata per il livello professionistico e da allora ho vinto due titoli mondiali professionistici. Sono arrivata prima anche in altri tornei importanti, tra i quali gli Open di logrolling degli Stati Uniti del 2018 e 2019. Il circuito professionistico nel quale gareggio mi ha portato per tutto il paese in tanti luoghi meravigliosi! Da professionista, ho vinto 13 dei 14 tornei riconosciuti dalla US Logrolling Association e da Key Logrolling. La mia vittoria preferita è sicuramente il mio primo successo al mondiale femminile. Era qualcosa che sognavo sin da quando ero una ragazzina ed è stato un giorno davvero speciale passato con gli amici e la famiglia: non lo dimenticherò mai.


Quali sono le doti richieste dal logrolling?

Il logrolling è uno sport che è fortemente basato sull'abilità. Per perfezionarmi, ho trascorso innumerevoli ore sul tronco. Un fraintendimento diffuso riguardo al logrolling è che l'unica componente importante per il successo è l'equilibrio, ma resistenza, velocità, forza e agilità sono molto più importanti al livello da professionisti. Corro molti chilometri ogni settimana, sollevo pesi e ho un personal trainer che mi aiuta per l'agilità. Durante una tipica stagione di logrolling, faccio cinque pasti salutari al giorno.
In gara, devi stare sul tronco più a lungo del tuo avversario e puoi fare quel che vuoi per farlo cadere tranne toccarlo o superare la linea centrale del tronco. A seconda di quanto sono aggressivi i giocatori, le partite possono durare da 2 a 45 minuti.
Ho una grande passione per questo sport e mi è piaciuto vederlo crescere. Negli ultimi anni è diventato molto più popolare negli Stati Uniti. Grazie a un'azienda chiamata Key Log Rolling, i tronchi artificiali per il logrolling hanno aiuto questo sport a farsi conoscere a livello mondiale. Spero di restituire al logrolling quel che mi ha dato allenando giovani studenti e incoraggiando le persone a provarci! Dopo la prima lezione di logrolling vanno via tutti con il sorriso e molti non vedono l'ora di farne un'altra. Lo raccomando caldamente alle persone di tutto il mondo: non rimpiangerete la scelta!


Pratichi altri sport?

Crescendo, ho fatto molti sport e negli ultimi tempi ho fatto gare di sollevamento pesi. Sono arrivata quarta nella mia categoria ai campionati statunitensi e sono stata invitata a far parte della squadra statunitense ai mondiali di estensioni su panca nella Repubblica Ceca. Purtroppo, i mondiali sono stati annullati a causa di Covid-19. Sono convinta che aver praticato altri sport, e in particolare sollevamento pesi, abbia dato un notevole contributo ai miei successi nel logrolling.

Grazie a Livi! Se siete appassionati di sport strani, potete anche leggere, se già non lo avete fatto, le puntate precedenti e attendere le prossime.

Puntate precedenti:
15 maggio 2020: Cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: Pod snorkelling, surf lifesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire

venerdì 5 giugno 2020

Intervista a Dineka Maguire

Il bog snorkelling è uno sport che consiste nel nuotare con il boccaglio in un canale paludoso di una torbiera. Ora vi chiederete: chi può essere così folle da nuotare in quell'acqua decisamente poco invitante? Beh, per esempio Dineka Maguire, che è stata per ben quattro volte (un record), dal 2010 al 2013, campionessa mondiale di bog snorkelling. Sì, c'è il mondiale di bog snorkelling: si tiene annualmente dal 1985 nella torbiera chiamata Waen Rhydd, nei pressi di Llanwrtyd Wells, che, come avrete capito dalla doppia elle iniziale e dall'apparenza di impronunciabilità, è nel Galles. Il canale in cui si gareggia per il titolo mondiale è lungo 60 yards (55 metri circa) e va percorso due volte. Dineka, che ha conquistato i suoi quattro titoli mondiali giovanissima, tra i 15 e i 18 anni, pratica anche surf livesaving e hockey subacqueo. Quindi oggi avrete tre sport strani in una volta. Ma diamo la parola a questa grande atleta.


Ciao, campionessa. Puoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao. Il mio nome è Dineka Maguire e sono stata quattro volte campionessa del mondo di bog snorkelling. Sono cresciuta in un piccolo villaggio della contea di Fermanagh, nell'Irlanda del Nord, dove adoravo fare escursioni e imparare a conoscere la fauna locale. Ora lavoro come consulente per la Greentown Environmental dando indicazioni sui trattamenti per le piante alloctone in Irlanda.

Come sei venuta a sapere del campionato di bog snorkelling e perché hai deciso di gareggiare?

Ho sentito parlare del bog snorkelling da un collega di mia mamma. All'inizio non è che mi avesse colpito, ma più ci pensavo e più mi piaceva l'idea di fare qualcosa di così diverso dal solito. Sono stata fortunata abbastanza da diventare al primo tentativo campionessa di bog snorkelling dell'Irlanda del Nord. La storia parte da qui.

Raccontaci della tue vittorie al campionato mondiale di bog snorkelling.

Al mio primo campionato mondiale di bog snorkelling speravo di piazzarmi tra le prime dieci. A quel tempo pensavo che se mi fossi classificata nella top ten sarebbe stato un gran risultato e l'anno successivo, con l'esperienza fatta, avrei potuto lavorare su quella performance. Con grande piacere ho cominciato con una vittoria e l'anno dopo dovevo difendere il titolo. Un'esperienza mondiale come questa non la dimenticherò mai. Ogni anno è stato speciale come quello precedente e ogni anno è stata un'esperienza unica con differenti sfide e differenti avversarie.


Il Belfast Telegraph celebra le imprese di Dineka

Pratichi anche altri sport, più "classici" o altrettanto insoliti?

In effetti faccio anche attività sportiva più tradizionale. Nel mio cuore, però, ci sono sport che non sono altrettanto comuni.
Al momento faccio sport nautici in un club che ha un gruppo straordinario di ragazze che hanno un gran talento e sono ben allenate. Gareggio anche in sport meno tradizionali come hockey subacqueo e surf livesaving.

Sono un appassionato di sport strani, ma devo ammettere che il surf livesaving non lo conosco. Che cos'è?

Il surf livesaving è uno sport in cui gli assistenti ai bagnanti gareggiano in situazioni che simulano i salvataggi nella vita reale. Ci sono diverse specialità, in piscina e in spiaggia. Quello che mi piace di più è il beach tube rescue. Si fa con una squadra di quattro bagnini. Il primo nuota fino a una boa al largo nell'oceano. Quando il primo raggiunge la boa, il secondo entra in acqua con boa di salvataggio e pinne. Il secondo nuota verso il primo e lo trascina fino alla spiaggia. Vicino alla spiaggia attendono due altri bagnini che portano il nuotatore salvato fino alla linea del traguardo.


Parliamo anche dell'hockey subacqueo.

L'hockey subacqueo è uno sport di squadra in cui si schierano fino a 12 giocatori per squadra. Lo scopo è far finire il dischetto nella porta avversaria che è posta in fondo alla piscina. Il gioco si basa su diverse tattiche e sulla capacità di trattenere a lungo il respiro.


Grazie a Dineka. Per chi se la fosse persa, ricordo che in precedenza ho fatto un'intervista anche a Keavy Morgan, campionessa di cheese-rolling. Cercherò di presentarvi prossimamente altri sport strani.

domenica 31 maggio 2020

Cibo quantistico

La fisica quantistica è sovente menzionata a casaccio da gente con idee fricchettone. Alessandra, per esempio, ci chiede di contattarla per discutere con lei "se i concetti della Fisica Quantistica possono informare il nostro cibo".


Ho quindi provato a immaginare come la fisica quantistica possa "informare il nostro cibo".


Come suggerisce l'amica Anna, però, trattandosi di cibo più che informato dovrebbe essere infornato.



(Episodio del 2014 che oggi Facebook mi ha ricordato)