domenica 13 dicembre 2020

Teqball: intervista a Zsanett Janicsek

In questa puntata della serie sugli sport insoliti e sulle atlete che li praticano parliamo di teqball con Zsanett Janicsek (ZS si pronuncia come la J in portoghese e in francese, CS come la C in "ciao", la J come la I in "ieri").



Ciao, Zsanett. Vuoi presentarti ai lettori del nostro blog?

Mi chiamo Zsanett Janicsek e sono una giocatrice professionista di teqball ungherese. Ho 24 anni e studio chinesiologia umana all'Università ungherese di educazione fisica di Budapest.

Precisiamo che la chinesiologia umana è lo studio scientifico dei movimenti del corpo e non c'entra niente con la kinesiologia applicata che è, invece, una roba pseudoscientifica. Invece cos'è il teqball lo lasciamo dire alla nostra campionessa.

Il teqball è uno sport basato sul calcio. E' un incrocio tra ping pong e calcio. Si gioca su un tavolo curvo e i giocatori possono toccare la palla con qualunque parte del corpo eccetto mano e braccia. Si gioca uno contro uno o due contro due.

Zsanett ai  Mondiali di teqball del 2019.
Lo slogan "World is curved" che si vede
 sullo sfondo allude al tavolo curvo del teqball.

Come hai conosciuto questo sport?

Il teqball è stato inventato in Ungheria, così ho avuto la fortuna di conoscere presto questo sport con l'aiuto di una mia amica che lavora nel campo del teqball. Quando ho provato a giocare a teqball per la prima volta è stato davvero difficile, ma l'ho adorato e ho deciso di impegnarmi sul serio.

Ci fai un riassunto della tua carriera di giocatrice di teqball?

Ho cominciato a giocare a teqball nel 2017 e il mio più grande successo è senza dubbio il secondo posto ai Mondiali del 2019 nella categoria doppio misto con il mio compagno Csaba Bányik (CS è come CH in inglese e NY come la Ñ in spagnolo). Prima dei Mondiali, io e Csaba siamo arrivati primi nel campionato nazionale ungherese. Nel 2020 ci sono state meno gare a causa del Covid-19, ma a marzo c'è stata la Challenger Cup femminile e sono arrivata seconda nel singolare. Settimana scorsa è finito il campionato nazionale ungherese e sono arrivata prima diventando la campionessa ungherese nel singolare femminile.

Il podio del doppio misto ai Mondiali.
Zsanett è la seconda persona da sinistra sul podio.
Alla sua sinistra il compagno di squadra Csaba Bányik
che sportivamente regge la bandiera dei vincitori brasiliani.
Quello con la felpa arancione a destra è Ronaldinho.

Quali abilità richiede il teqball?

E' uno sport che richiede abilità tecniche di alto livello. Devi usare bene tutte le parti del corpo se vuoi essere un giocatore completo. Oltre a questo sono essenziali l'attenzione, la pazienza e la capacità di concentrazione.

Pratichi altri sport?

Gioco anche a futsal a livello agonistico nella prima divisione del campionato nazionale ungherese. Nel tempo libero mi piace fare boxe e in inverno adoro lo snowboard.

Grazie a Zsanett per l'intervista (e per le foto).




Le precedenti puntate:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos
16 giugno 2020: fierljeppen, con Marrit van der Wal
23 giugno 2020: cuccagna orizzontale, con Glenda Fior
29 luglio 2020: lacrosse, con Dominò Giancarlini

venerdì 23 ottobre 2020

Arti marziali

Il karaoke è la sua occupazione preferita, ma al Bristolone piacciono anche le arti marziali. Ma riuscirà a praticarle senza farsi male da solo?


martedì 20 ottobre 2020

Volontariato razionalista

Facebook mi mostra un gruppo di reiki. Visto che me lo trovo lì davanti, prendo allora l'occasione per ricordare che, pur se gli vengono attribuite proprietà terapeutiche, il reiki non ha in realtà nessuna utilità per nessuna patologia come dimostra una revisione sistematica dei trial clinici.

L'amministratore della pagina interviene dicendomi: "guardi non c'è nessun obbligo... se la cosa non le interessa non deve dare nessuna spiegazione".

Sì, lo so che non ho nessun obbligo, ma lo faccio come volontariato. :)



domenica 2 agosto 2020

L'utilità della scienza

Gabriele deve ancora apprendere l'uso della punteggiatura, ma conosce l'utilità delle conoscenze scientifiche nella vita di tutti i giorni.


mercoledì 29 luglio 2020

Lacrosse: intervista a Dominò Giancarlini

In questa puntata della serie sugli sport meno conosciuti parleremo del lacrosse. Ho per questo intervistato Dominò Giancarlini, giocatrice della squadra di Roma e della nazionale italiana.

Ciao, campionessa. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Ciao, mi chiamo Dominò, ho ventisette anni e sono di Roma, sono centrocampista nella Roma Leones Lacrosse. Oltre ad essere una giocatrice sono anche allenatrice del settore giovanile della mia squadra, settore però ancora in via di sviluppo.


Il lacrosse è uno sport poco conosciuto in Italia, ma anche il tuo nome non è molto comune. Da dove viene?

Il mio nome è preso da un film di 007, Dominò era una Bond girl nel film “Thunderball - operazione tuono”.

Il mio amico Luigi De Conti, esperto di cinema, sicuramente lo sapeva (e colgo l'occasione per ricordare che è uscito il suo nuovo libro Morte sul Rainier). Ma torniamo al lacrosse.

Il lacrosse è il gioco sacro dei nativi americani, una volta chiamato Baggataway. Questo gioco era un'antica forma di guerra e veniva utilizzato per risolvere le dispute tra le varie tribù indigene. Ovviamente noi giochiamo alla sua versione moderna, si gioca con una stecca alla cui estremità vi è un retino (chiamato pocket, tasca) con cui si  passa la palla (di gomma piena e pesa circa 150 grammi).  Lo scopo è quello di fare goal ovviamente. Si gioca in entrambi i casi 10 contro 10 (le regole sono cambiate prima noi donne giocavamo 12 contro 12) in un campo più grande di quello da calcio e si può giocare anche dietro la porta, come nell'hockey. La versione femminile è diversa rispetto a quella maschile e quindi ha anche regole diverse. Infatti il maschile è uno sport di contatto mentre nel lacrosse femminile il contatto fisico è minimo.

Quindi il lacrosse giocato dai maschi è un po' più rude, come l'hockey, mentre il vostro è più tecnico?

Esatto. Inoltre noi, a parte il portiere, abbiamo tutte le stecche uguali. I maschi invece per la difesa, per dire, hanno la stecca lunga 1 metro e 80 ahaha. Cambia anche la pocket cioè la tasca con cui si tiene la palla. La loro è più profonda perché c'è contatto fisico. Noi siamo più tecniche.
Non si gioca misto. O se proprio vuoi fare un allenamento si adottano le regole femminili. Noi ogni tanto ci alleniamo con i ragazzi. facciamo la parte atletica e se magari facciamo una partitella a mo' di partitella di oratorio non giochiamo con le regole maschili. Anche perché i maschi quando giocano indossano varie protezioni: casco, guanti paradenti, pettorina, gomitiere, parapalle. Noi invece obbligatorio il paradenti e se proprio vuoi mascherina per gli occhi (si chiamano goggles).

Dominò (a destra) in azione con la stecca del lacrosse.

Tu come hai conosciuto il lacrosse?

Ho conosciuto il lacrosse per caso. A 16 anni sono andata a studiare in America per fare l’anno scolastico. A settembre bisognava scegliere le varie attività extrascolastiche e io, che giocavo a pallavolo da anni, avevo scelto quello sport come attività invernale. Per la primavera invece non sapevo cosa scegliere e a un certo punto ho letto ad alta voce “lacrosse?” e un ragazzo dietro di me mi ha detto “ provalo, provalo! E’ veramente figo” e così ho messo lacrosse. E’ arrivato marzo e in America funziona così: tu scegli uno sport e loro devono comunque selezionarti facendoti fare una prova. Vado a questa prova e le allenatrici mi dicono: “Sicura di non averci mai giocato?". E’ iniziato tutto così.

Cosa ti ha fatto appassionare al lacrosse?

Amo di questo sport la sua dinamicità ma più di tutto il fatto di essere uno sport inusuale.

Ci fai un riassunto della tua carriera sportiva?

Come dicevo prima ho giocato una stagione nella squadra varsity del liceo americano che ho frequentato, poi sono tornata in Italia e avevo scritto alla squadra della mia città, perché in tutto ciò avevo fatto delle ricerche e avevo scoperto che in effetti a Roma c’era una squadra di lacrosse. Avevo 17 anni. Alla fine sino a 20 anni ho continuato pallavolo, sino a quando una sera con il mio ex fidanzato non abbiamo incontrato una giocatrice della mia attuale squadra (Roma Leones Lacrosse). Sono subito andata agli allenamenti e ora gioco con loro da ben 7 anni. Viaggio tantissimo per giocare : infatti ho giocato in un sacco di nazioni europee e non. Ho giocato in un sacco di tornei e ho conosciuto tantissimi appassionati come me di questo sport meraviglioso!! L’anno scorso ho disputato gli europei di lacrosse femminile e spero l’anno prossimo di essere selezionata per i mondiali che si giocheranno negli USA.

Dominò (la prima a sinistra) con le compagne di squadra.

Quali sono le caratteristiche per essere una valida giocatrice di lacrosse?

Credo che tutti possano giocare a lacrosse. È chiaro però che non tutti abbiamo le stesse peculiarità in cui spicchiamo di più e ognuno di noi è predisposto più per un ruolo che per un altro. Nel lacrosse i ruoli sono: portiere, difensore, centrocampista e attaccante.
Il lacrosse è uno sport di corsa quindi è molto veloce, si devono avere resistenza, velocità e agilità. Ma sono tutte caratteristiche che con una buona preparazione atletica possono essere acquisite.
i difensori devono essere molto forti fisicamente e il portiere deve essere una persona con una buona dose di coraggio perché è un ruolo che inoltre richiede molta tempra mentale.
Io gioco come centrocampista o attaccante… dipende. Per giocare a centrocampo bisogna essere molto resistenti per correre più di tutti in campo, avere delle buone skills con la stecca perché il suo ruolo è quello di far transitare la palla della difesa all'attacco (e ovviamente difende e attacca). Per giocare in attacco invece bisogna avere un buon tiro, velocità e non per ultimo tanta visione di gioco.

Ringrazio la Bond girl del lacrosse per questa intervista.
Se non le avete già lette, potrebbero interessarvi anche le precedenti puntate sugli sport strani:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos
16 giugno 2020: fierljeppen, con Marrit van der Wal
23 giugno 2020: cuccagna orizzontale, con Glenda Fior

martedì 23 giugno 2020

Intervista a Glenda Fior

L'albero della cuccagna è una tradizione ben conosciuta. I partecipanti a questo gioco, per vincere, devono raggiungere l'estremità di un palo cosparso di grasso o altra sostanza che rende ardua l'avanzata. Normalmente il palo è posto in verticale e ci si deve arrampicare. Alla cuccagna di Boffalora sopra Ticino, invece, il palo si allunga orizzontalmente sopra il Naviglio Grande nelle cui acque finisce chi perde la presa. Al termine del palo c'è una bandiera e il primo (o la prima) che arriva a prenderla vince la gara. Nel 2018 la vincitrice è stata Glenda Fior. Facciamo due parole con lei.

Glenda avanza sul palo della cuccagna.
Questa foto e le seguenti sono di Maurizio Genna.

Ciao, Glenda. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Sono Glenda Fior, ho 21 anni e sono una studentessa.

Pratichi qualche sport?

Faccio ginnastica artistica da quando avevo 3 o 4 anni.

Sei la vincitrice dalla cuccagna di Boffalora sopra Ticino del 2018. Ci parli di questo evento e della tua vittoria?

La cuccagna è una manifestazione che ogni anno si svolge nel mio paese. La faccio più o meno da 5 anni. Per poter partecipare bisogna essere residenti. Normalmente la cuccagna si vince camminando sul palo e prendendo la bandiera alla fine di questo. Vince chi riesce a prendere la bandiera, non c’è un tempo fisso. Il palo è pieno di grasso quindi la prima parte della gara consiste nel camminare sul grasso e di conseguenza toglierlo. Anche sulla bandiera c’è il grasso quindi è difficile afferrarla. Solitamente dura un'oretta. Io mi sono seduta verso la fine del palo e stavo per cadere, mi sono aggrappata e ho continuato fino alla bandierina a testa in giù (con una foto di capisce meglio). Sono contenta di aver partecipato perché sono stata la prima ragazza a vincerla!





Grazie a Glenda per l'intervista e grazie a Maurizio Genna per le sue bellissime foto della gara di Glenda.
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5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos
16 giugno 2020: fierljeppen, con Marrit van der Wal



martedì 16 giugno 2020

Intervista a Marrit van der Wal

C'è un'asta in piedi in un canale d'acqua. Il concorrente, o la concorrente, prende la rincorsa, salta, afferra l'asta, che cade verso la sponda opposta. Arrampicandosi sull'asta in caduta, si cerca di toccare il suolo il più lontano possibile. Questo strano sport, che è una tradizione in Frisia, è chiamato fierljeppen. Ne parliamo con Marrit van der Wal, che detiene il record mondiale femminile in questo sport, avendo saltato 18 metri e 19 centimetri.

Ciao, recordista. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Mi chiamo Marrit van der Wal, ho 21 anni e sto facendo un master in tecnologia idrica. Vivo in un piccolo paese della Frisia (Paesi Bassi) chiamato It Heidenskip, luogo di terra, vento e acqua.


Come ti sei avvicinata al fierljeppen?

Mio padre praticava questo sport, così già da ragazzina ho cominciato a farlo con lui. Quando ho compiuto nove anni ho potuto cominciare ad allenarmi con gli amici delle scuole elementari. Dato che è uno sport di nicchia, è una scelta naturale quella di andare a gareggiare con gli amici.

Parlaci delle tue vittorie e del record mondiale che detieni.

Dopo diversi anni, il lavoro duro compiuto ha cominciato a dare frutto e a 16 anni ho fatto il mio primo record della Frisia. Negli anni seguenti sono diventata la prima donna a superare i 17 metri. Sfortunatamente, un anno e mezzo fa mi sono rotta il legamento crociato sciando e ho così saltato una stagione. L'anno scorso sono tornata alle gare e sono partita bene: è stato il mio anno di maggior successo e sono stata la prima donna a superare i 18 metri.


Che qualità richiede il fierljeppen?

Per raggiungere distanze come quelle, è necessario non solo allenarsi duramente, ma anche avere tanta tecnica oltre alla forza. Bisogna fare tanta esperienza per capire dove si deve migliorare fisicamente e mentalmente e riuscirci. Poi, quando hai tutto ciò, ti servono un sacco di amici per festeggiare i successi e superare le sconfitte con il sorriso.

Anche se in entrambi si usa un'asta e si salta, il fierljeppen è diverso dal salto con l'asta.

E' uno sport che è difficile paragonare al salto con l'asta. L'asta è molto differente. Poi nel salto con l'asta devi correre con l'asta e saltare il più in alto possibile, mentre nel fierljeppen l'asta è lì ferma e l'obiettivo è saltare più lontano possibile.

Fai anche altri sport?

Ho sempre una curiosità per la pratica di altri tipi di sport. Anni fa facevo pattinaggio su ghiaccio ed equitazione. Ora sto provando ad allenarmi per la corsa a ostacoli.


Puntate precedenti sugli sport strani:
15 maggio 2020: cheese-rolling, con Keavy Morgan
5 giugno 2020: bog snorkelling, surf livesaving e hockey subacqueo, con Dineka Maguire
8 giugno 2020: logrolling, con Livi Pappadopoulos