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mercoledì 29 aprile 2020

Intervista a Paola Panciroli

Per la serie Gente in gamba, questa volta ho intervistato Paola Panciroli (che è anche la terza Miss Scettica ad essere intervistata in questo blog dopo Rosa Contino ed Eleonora Piccinetti).


Ciao, Paola. Puoi presentarti ai lettori del blog?

Buongiorno, sono Paola Panciroli, ho 28 anni e una laurea in filosofia che mi ha aperto la strada nel mondo dell’insegnamento e della divulgazione.
La mia passione per la filosofia è nata intorno ai 16 anni, ascoltando le prime lezioni in classe su Platone. Da quel momento ho deciso di portarla avanti, intraprendendo un percorso all’Università di Bologna che si è concluso nel 2016. I miei studi sono stati dedicati principalmente alla bioetica, alla storia della medicina ottocentesca e alla storia della psichiatria.
Dal 2016 ad oggi mi sono occupata di insegnamento nelle scuole superiori e presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, dove ho collaborato con la cattedra di bioetica dal 2017 al 2019. Mi sono dedicata, inoltre, a numerose attività di divulgazione nell’ambito bioetico, di storia della scienza e della medicina (articoli, recensioni, lezioni, caffè scientifici, attività laboratoriali).


Per Diego Fusaro fare filosofia significa usare paroloni a caso sperando che qualcuno ci caschi e creda che stia dicendo qualcosa di profondo. Per te, invece, cos'è la filosofia?

La formazione filosofica, per quanto oggi tenuta in scarsa considerazione, ha contribuito allo sviluppo di tre importanti aspetti della mia personalità: il pensiero critico e la capacità di vagliare le fonti; l’importanza della dimensione dialogica e della comunicazione, strettamente legate alla mia passione per la trasmissione di contenuti culturali; un approccio diacronico, basato sulla prospettiva storica ed interdisciplinare, a tematiche rilevanti di carattere medico e bioetico.
Questi tre aspetti si ritrovano nella ricerca di taglio storico svolta per la tesi di laurea magistrale, pubblicata in forma divulgativa nel volume 200 anni di omeopatia. Storia di un equivoco?, C1V edizioni, 2017.
Nel testo ho cercato di colmare una lacuna nel panorama storiografico italiano, caratterizzato perlopiù da pochi studi parziali, finalizzati a dimostrare storicamente un’efficacia dell’omeopatia non riscontrabile scientificamente.


Questo è importante ricordarlo: le prove disponibili dicono che l'omeopatia è una bufala.

Com’è noto, l’omeopatia è una pratica medica, non riconosciuta dalla comunità scientifica, fondata tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’’800 dal medico tedesco Samuel Hahnemann. I suoi pilastri sono il principio di similitudine (similia similibus curantur) e quello delle diluizioni infinitesimali. Il primo afferma che per ottenere la guarigione del paziente occorre somministrargli una sostanza in grado di provocare nel soggetto sano sintomi analoghi a quelli della malattia che s’intende curare.
Il secondo principio, invece, afferma che la sostanza curativa deve essere diluita in un rapporto di 1 a 100 con il solvente, per un massimo di 30 volte (limite ampiamente superato da alcuni seguaci di Hahnemann).

Ti sei occupata in particolare della diffusione dell'omeopatia in Italia. Puoi farci un riassunto di queste vicende?

La medicina omeopatica arriva in Italia, precisamente a Napoli, nel 1821. Di fronte agli esiti negativi della sperimentazione napoletana (1829) e delle successive sperimentazioni controllate di Parigi (1834) e di Lipsia (1837-1838), si accentua la diffidenza degli esponenti della comunità scientifica nei riguardi della presunta efficacia dell’omeopatia e dei suoi fondamenti teorici.
Nonostante ciò, la pratica terapeutica continua ad espandersi a macchia d’olio sulla penisola, trovando appoggio da parte di famiglie aristocratiche e ceti popolari. La sua ampia diffusione può essere compresa solo tenendo conto di una molteplicità di fattori.
Da una parte, i limiti della terapeutica allora praticata creano forti diffidenze verso la classe medica, alimentando il ricorso a rimedi alternativi a quelli della medicina accademica, di cui è un esempio il salasso, un metodo dissanguante invasivo e dannoso.
D’altra parte, i concetti di atomo e molecola, alla base della moderna chimica, si affermeranno solo a partire dal 1860, in seguito al Congresso Internazionale dei chimici di Karlsruhe. Se oggi, basandoci sulla costante di Avogadro, possiamo affermare con certezza che all’interno dei preparati omeopatici, oltre la dodicesima diluizione, non rimane nulla, lo stesso non potevano fare i medici della prima metà dell’Ottocento.
L’espansione dell’omeopatia è quindi favorita da alcuni limiti oggettivi (conoscitivi e terapeutici) della medicina accademica, che risultano ancor più evidenti in occasione delle ondate epidemiche di colera.
Ad ogni modo, sul finire del XIX secolo si verifica un ridimensionamento della tanto discussa pratica medica, dovuto alla nascita e allo sviluppo della medicina scientifica e della farmacologia.
Delle numerose smentite ricevute dalla medicina omeopatica nel corso del tempo non sembra tener conto l’attuale legislazione, che, a livello europeo, ha equiparato i preparati omeopatici a veri e propri medicinali, consentendo loro di godere di uno statuto giuridico d’eccezione. Per essere immessi in commercio, infatti, ai medicinali omeopatici non viene richiesta alcuna prova di efficacia terapeutica (si parla di registrazione semplificata).

Fai bene a sottolinearlo: in effetti quello della registrazione semplificata è un privilegio che non ha senso. Se non ci sono prove che siano efficaci, non dovrebbero essere definiti “medicinali”.

Inoltre, non meno problematica è la presenza dell’omeopatia nella sanità pubblica (basti pensare al caso della regione Toscana).
In questo senso, la prospettiva storica adottata può contribuire a chiarire la natura dell’omeopatia, il contesto in cui essa è nata e le ragioni alla base della sua sopravvivenza, oltre a individuare le differenze con la medicina scientifica e il metodo da essa seguito. Lo scopo ultimo rimane quello di rendere le conoscenze storiche strumento utile per muoversi nella società odierna, promuovendo la comprensione di un fenomeno ancora ampiamente presente al suo interno.


Nella foto qui sopra sei a un congresso dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Come dice la scritta che si vede sullo sfondo, i valori della Resistenza, della Costituzione, della democrazia, dell'antifascismo sono sempre fondamentali.

La foto è al sedicesimo congresso dell'Anpi (maggio 2016). Un'esperienza per me molto significativa: ho avuto il piacere di essere invitata come relatrice a fianco di figure come Susanna Camusso, Carlo Galli, Raffaele Mantegazza (per citarne alcune).
Ero lì per rappresentare la componente giovanile che porta avanti come propri punti di riferimento i valori dell'antifascismo. L'antifascismo, infatti, rappresenta quell'universo di principi negati dalle dittature e riaffermati nella Costituzione: libertà, uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale. La resistenza è stata l'esperienza fondamentale per la loro elaborazione. Se la democrazia è la nostra casa comune, i principi dell'antifascismo rappresentano le fondamenta. Sono veri e propri fari che dovrebbero guidare il pensiero e l'azione non solo dei legislatori, ma di ogni singolo cittadino.


In omaggio al tuo scetticismo (che si può apprezzare nelle tue risposte) e alla tua bellezza (che si può ammirare nelle foto), la pagina di Miss Scettica ti ha attribuito il titolo per il 2017 (l'assegnazione è di questi giorni, ma è stata simbolicamente riferita al 2017, l'anno in cui è stato pubblicato il tuo libro). Cosa pensi di questo riconoscimento?

Ringrazio l’ideatore di questa pagina per avermi eletta (retroattivamente) Miss Scettica 2017. Trovo sia un modo divertente e leggero per comunicare contenuti interessanti e per promuovere la divulgazione scientifica.

Grazie a Paola per questa intervista e per le foto. Se siete utenti di Facebook, date un like alla pagina del suo libro e a quella di Miss Scettica. E ricordate che l'omeopatia è una bufala.





venerdì 10 aprile 2020

La festa rionale dell'omeopatia

Un post di una "scuola di omeopatia" annuncia che oggi è la giornata mondiale dell'omeopatia. Ma, in base ai loro principi, non dovrebbe essere più efficace diluire assai la giornata mondiale e farla diventare una piccola festa rionale?


lunedì 6 aprile 2020

Psicologia bovina

Gli omeopati mi dicono che la scelta dei rimedi viene fatta in base alla specifica psicologia del paziente. Poi però, nel tentativo non riuscito di far credere che abbia un effetto superiore al placebo, mi dicono pure che è efficace sugli animali, nel caso specifico le vacche. A parte il fatto che non è vero che l'omeopatia è efficace per gli animali, come si conciliano le due cose? Ho posto la domanda e mi è stato risposto "Prima studi". Cosa devo studiare? Psicologia bovina?


I post risalgono al 2018: oggi la funzione "Ricordi" di Facebook me li ha riproposti.

lunedì 29 luglio 2019

L'omeopatia mi cancella, la vera scienza mi cita!

La Scuola italiana medicina omeopatica hahnemanniana (Simoh) ha una pagina Facebook sulla quale tesse le lodi dell'omeopatia sostenendo che sia efficace, quando invece i fatti hanno dimostrato che non serve a nulla.

Mi capita talora di andare su quella pagina e di fare qualche precisazione su alcune affermazioni da essa proposte per cercare di far parere validi prodotti completamente inutili come quelli omeopatici. Per esempio, qualche giorno fa la Simoh ha messo un post che parlava dell'uso dell'omeopatia da parte dei medici del servizio sanitario inglese (National health service, Nhs), ma per corretta informazione ho fatto notare che il servizio sanitario inglese afferma che l'omeopatia non serve a nulla (e può essere pericolosa se fa trascurare cure vere) e invita i medici a non prescrivere omeopatici. Il mio commento, che riportava fatti reali e verificabili (avevo ovviamente anche messo il link alla pagina del sito del Nhs) è stato cancellato, così come altri in cui segnalavo fatti e studi che smentivano quel che dicevano nei loro post.

Oppure quando volevano farci credere che il calciatore David Beckham avesse tratto giovamento dall'omeopatia per una frattura subita in una partita del mondiale del 2002. Come ho scritto in commento a quel post, Beckham in realtà non ha subito nessuna frattura in quel mondiale, il che rendeva ironicamente appropriata l'omeopatia: un medicinale finto per una frattura inesistente (per completezza, è possibile che chi ha fatto girare la notizia abbia fatto confusione con una partita di Champions League tra Manchester United e Deportivo La Coruña, anche se in ogni caso, checché ne possa dire il Beckham, che ha un'ottima carriera calcistica, ma non certo in campo medico, l'omeopatia non serve a nulla). Anche questo mio commento è stato cancellato.


Insomma la pagina di Simoh ha cancellato sistematicamente i miei commenti in cui facevo correzioni e precisazioni. E anche quelli in cui facevo semplicemente una battuta: va detto infatti che spesso i loro post offrivano l'occasione per qualche battuta. Una di queste battute, però, cancellata dalla pagina di Simoh, è finita invece in un luogo ben più prestigioso: il blog di Pellegrino Conte, docente di chimica all'università di Palermo, che di scienza parla seriamente.

Nel suo articolo Omeopatia, ultima frontiera, Conte critica le asserzioni implausibili dei fan dell'omeopatia e scrive: "Per fortuna c’è anche chi segue la filosofia del “una risata li seppellirà” (grazie Orsetto per il buon umore mattutino)", mettendo uno screenshot di una mia battuta sulle prove "low dose" dell'omeopatia.


Grazie a Rino per la citazione!




domenica 7 gennaio 2018

L'omeopatia come Atlantide: tutto sparisce in grandi quantità d'acqua

Un "centro di omeopatia", nella sua pagina su Facebook, cita Platone.


Il mio commento: "L'accostamento tra Platone e l'omeopatia è azzeccato, dato che Platone è colui che ha scritto di Atlantide che è sparita nel nulla perché sommersa in una quantità enorme di acqua."


domenica 3 dicembre 2017

Non ci Fiamo proprio!

Sulla pagina della Fiamo, la Federazione italiana associazioni e medici omeopati (anche se "medici omeopati" è un ossimoro) si parlava di alcune ricerche raccolte sotto il nome "EPI3" dalle quali, secondo loro, si dedurrebbe che l'omeopatia funziona quanto la medicina vera.

Dopo aver letto l'articolo sulle affezioni alle vie respiratorie, però, esprimo pacatamente il mio dissenso da tale conclusione. L'admin della pagina (in questo articolo userò il maschile singolare, ma, visto che scriveva con il nome della federazione senza specificare il suo, non so se era uomo o donna e neppure se mi ha risposto sempre la stessa persona) risponde che la mia risposta è "parziale e non tecnica". Perché la ritengano "non tecnica", non mi viene spiegato. Invece mi dicono che secondo loro è "parziale" perché "non prende in considerazione gli altri due gruppi di patologie trattate nello studio".


Ribatto facendo notare che l'obiezione è inconsistente: la mia critica all'articolo che verte sulle affezioni alle vie respiratorie è indipendente da cosa dicano le altre che si occupano di altre patologie. Sarebbe come dire che se uno parla della regola del fuorigioco nel calcio e nell'hockey, io per poter dire che sbaglia a enunciare la regola nel calcio devo anche prendere in considerazione quella nell'hockey. Chiedo inoltre come mai ritengano così decisiva una singola ricerca e non, invece, revisioni sistematiche come quella di Shang et al. o quella del servizio sanitario australiano (NHMRC).

Il mio interlocutore mi dice: "La preghiamo di informarsi correttamente prima di citare fonti". Secondo loro, la revisione del NHMRC non è valida e citano a sostegno di ciò il parere della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis (LMHI).


Beh, rifarsi al parere di una associazione di omeopati per un giudizio sulla revisione del NHMRC che, sulla base dei fatti, ha bocciato l'omeopatia è come rivolgersi agli ultras della Juventus per avere un parere su un rigore assegnato contro la loro squadra. Non è che, se gli ultras dicono che non c'era, ciò costituisce una sentenza inoppugnabile. L'omeopata dice che se non ritengo che il parere dell'associazione omeopatica da lui citata sia meglio del "mio parere" (che sarebbe in realtà la conclusione dell'importante revisione del NHMRC), allora non sono "disposto a voler ascoltare". Però se uno pretende che si prenda per buono un parere in contrasto con i più importanti studi scientifici in materia, non sarà che è lui a non "voler ascoltare"?


Le mie risposte, secondo chi parla a nome della Fiamo nella pagina FB, rivelano "una profonda non conoscenza". Il che mi ricorda il "chimico farmaceutico omeopata" che mi disse: "La tua non conoscenza è imbarazzante perché tange anche gli studi farmacologici del Dott" (seguito da cognome del "Dott" menzionato).

Quindi mi viene detto che le mie sono solo "chiacchiere da bar". Però me lo dicono "cordialmente", eh! Beh, la revisione sistematica di Shang et al. e quella del NHMRC non sono esattamente "chiacchiere da bar"!

La Fiamo allora mi invita a citare le fonti:


Ma LOL! E cosa ho fatto sinora? Per loro, però, non va bene. Devo "citare la bibliografia esatta".


Ok, è vero: gli studi andrebbero citati con tutti i dati bibliografici che consentano di individuarla correttamente e magari, già che siamo in internet, con un link. Tutto vero. Però qui stiamo parlando della revisione sistematica Shang et al.! E' (insieme a quella, più recente, del NHMRC) la revisione più quotata. E' la revisione che ha fatto dire al Lancet, la rivista che l'ha pubblicata, che segnava la fine dell'omeopatia. Insomma, mi pareva di poter dare per scontato che uno che parla a nome di una federazione omeopatica la conoscesse! Sarebbe come se un insegnante di italiano mi dicesse: "Ma devi citare per bene quel libro che hai detto, quello degli sposi, com'era? Ecco sì, questo che hai detto ora: I promessi sposi. Ma non hai nemmeno detto l'autore!" Comunque, no problem: gli cito per esteso primo autore, titolo, rivista, anno, numeri di pagina, link alla pagina del sito del Lancet. A questo punto il mio interlocutore dice che sì, "lo studio di Shang et al. è ben noto a tutti", ma lui chiedeva le "revisioni precedenti" a cui mi sarei riferito.


In verità non mi sono riferito a "revisioni precedenti", ma alle due che ho sopra già citato. Ho menzionato due revisioni di Linde et al. per dire che venivano prima della revisione Shang e che quest'ultima, usando criteri più stringenti, aveva mostrato che i timidi risultati positivi trovati da quelle erano da scartare: quindi non avevo fatto riferimento ad esse per sostenere quel che dicevo, che è poi quello che dice la scienza, ma al contrario avevo detto che si doveva far riferimento alle più puntigliose revisioni di Shang et al. e del NHMRC. Detto questo, non sarebbe un problema neppure indicargli queste due "revisioni precedenti", se non fosse che... beh, lo avrete già capito. E, se non lo avete capito, lo dirò alla fine dell'articolo. Nel frattempo rivolgiamoci all'articolo che avevo commentato.

Il testo dice che, nella cura di affezioni alle vie respiratorie, chi si rivolge a omeopati prende meno antibiotici e ottiene risultati non molto diversi. Le affezioni alle vie respiratorie sono però in gran parte virali. Per le infezioni virali non si usano gli antibiotici e quindi dire che, in tal fattispecie, gli omeopatici valgono quanto gli antibiotici significa dire che gli omeopatici non servono a niente. In effetti, per curare un'infezione virale come per es. il raffreddore comune, anche con la birra si ottiene lo stesso risultato che con gli antibiotici.

D'altro canto, non è che un minor uso di antibiotici è per forza una cosa positiva. Certo, se non servono, non vanno presi (e l'abuso di antibiotici è in effetti un problema), ma è sbagliato pure non prenderli quando servono e quindi si può anche pensare che il maggior numero di infezioni tra i pazienti di omeopati abbia a che fare con l'omessa prescrizione di antibiotici. Su questo punto il portavoce feisbucchiano della Fiamo si mostra spazientito e nega che si possa così interpretare l'articolo da lui proposto: gli antibiotici, secondo lui, "NON erano da prescrivere" e "nulla è stato sottratto al paziente".


A quanto pare, tuttavia, non ha letto bene l'articolo di cui parla, dato che è quello stesso articolo a scrivere esplicitamente che non si può escludere: gli autori hanno infatti rilevato più infezioni tra i pazienti degli omeopati e, per quanto a loro parere tale eccesso non sia statisticamente significativo, ammettono che non si può escludere che sia legato al minor numero di prescrizioni: "può essere dovuto al caso o alla mancanza di protezione contro queste infezioni. Quest'ultima possibilità non può essere esclusa in quanto lo studio non permette statisticamente di distinguere tra le due interpretazioni".

Cosa mi hanno risposto su questo? Nulla. "E perché non solleciti una risposta?" qualcuno mi dirà. Beh, non posso chiedere altro (né, per riprendere il discorso lasciato sopra in sospeso, linkare le revisioni di cui si diceva) perché mi hanno bannato. Non ci Fiamo proprio! :D


PS: Mentre io non posso più scrivere sulla loro pagina, gente della Fiamo e altri fan dell'omeopatia sono del tutto liberi di scrivere nei commenti a questo articolo (con gli ovvi limiti di netiquette).

domenica 9 novembre 2014

Omeopazzia

In un gruppo di Facebook dedicato all’omeopatia tempo fa ho ricordato che la revisione sistematica di Shang et al. ha mostrato che il presunto effetto dell’omeopatia di fatto è l'effetto placebo.
Invece che ringraziarmi per aver fatto loro conoscere uno studio essenziale sull'argomento in questione, tre utenti si sono inquietati.

Uno si è messo addirittura a scrivere post di insulti. In effetti accade spesso che i sostenitori delle pesudomedicine "dolci" abbiano reazioni aspre: sono tutti peace & love & namastè, ma appena si toccano i loro dogmi mostrano un'indole assai iraconda. Dante fu profetico quando immaginò Filippo Argenti che, diluito nell'acqua, faceva una succussione alla barca su cui navigava con Flegias e Virgilio.

Un altro ha giudicato che la mia vita dovesse essere molto triste e che mi sentissi solo. Anche se in contrasto con il raziocinio, è una risposta che viene data spesso dai sostenitori di pseudoscienze. Forse per loro gli assurdi sistemi cui credono sono come una religione e quindi pensano che non possa esservi felicità per chi non ha la fede e che, senza un dio diluito e succusso al fianco, l’uomo debba sentirsi abbandonato.

Ma non ragioniam di lor, per restare danteschi (come è noto, la Commedia dice “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, anche se il primo emistichio è con frequenza superiore anche superiore all'originale citato come “non ti curar di lor”). Ragioniam, invece, del terzo, che, per dire che lui ne sa e io no, presenta i suoi titoli:


E, visto che c’è, sbandiera pure i titoli altrui accusandomi di ignoranza perché esprimo opinioni diverse da quelle di un suo mentore:


Vabbè, ci sono persone con titoli anche molto maggiori del chimico farmaceutico omeopata e del suo mentore che sono sostenitori dell'omeopatia: c'è addirittura un premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier. D'altra parte ci sono pure, e anche più, scienziati inclusi premi Nobel che ritengono l’omeopatia pura e semplice pseudoscienza. Il punto è però che, con buona pace del chimico omeopata, quel che va mostrato non sono i titoli, ma le prove. E le prove a favore dell'omeopatia continuano a mancare.

Per inciso, il concetto di "essere titolato" dal punto di vista del chimico omeopata è un po' tautologico:


Insomma, per definizione chi non crede all'omeopatia non è "titolato" a parlarne e non conosce l'argomento e viene classificato come uno che "difende a spada tratta un ambito di convenzionalità" ("un ambito di convenzionalità"? O.o ... ma LOL!).

Già, ma come la mettiamo con il fatto che la revisione sistematica di Shang et al. ha avuto come esito che i risultati dell'omeopatia sono gli stessi del placebo? Il chimico omeopata risponde rivelando, per usare le sue stesse parole, una "non conoscenza imbarazzante" delle revisioni sistematiche che riguardano la sua amata omeopatia.


Questa affermazione, fatta da un fan dell'omeopatia, è un epic fail. Infatti, la revisione del 1997 (la prima di Linde et al.) era, sia pur con molta cautela, favorevole all'omeopatia! ("The results of our meta-analysis are not compatible with the hypothesis that the clinical effects of homoeopathy are completely due to placebo. However, we found insufficient evidence from these studies that homoeopathy is clearly efficacious for any single clinical condition.") Tale verdetto è però da mettere in discussione, non tanto per la data, ma per i criteri adottati. Già quando fu pubblicata, furono fatte delle critiche perché la revisione includeva trial di qualità non ritenuta soddisfacente che potevano falsarne le conclusioni. Successive revisioni (lo stesso Linde, che a differenza del chimico omeopata, non aveva l'obiettivo di difendere il dogma diluito a tutti i costi, ma di studiare la questione, si rimise al lavoro) mostrarono che, usando criteri più restrittivi sulla qualità, i risultati si assottigliavano. Si arrivò quindi alla revisione di Shang et al. citata all'inizio: una selezione dei trial sull’omeopatia meglio fatti e un confronto con i risultati della medicina che gli omeopati chiamano “allopatica” mostrò che, mentre i farmaci veri davano risultati visibilmente superiori al placebo, quelli dei rimedi omeopatici erano di fatto uguali.

Dunque il chimico omeopata aveva casualmente detto il vero quando diceva che la revisione del 1997 (che erroneamente credeva essere del tutto negativa per l’omeopatia) era da rivedere e che ne serviva una più recente: quella più recente (anche se il problema, come si è detto, non erano tanto le date) è arrivata ed ha spazzato via le pretese omeopatiche.

Per il chimico omeopata i risultati più recenti spazzerebbero via però la  revisione sistematica di Shang et al. e ogni dubbio sulla validità della magia diluito-succussa:


Anche se il chimico omeopata non ha dato indicazioni più precise, neppure quando gli è stato richiesto, pare che si possano identificare con sicurezza a quali tre articoli si riferisce.

Il primo ("Ameliorating effect of mother tincture of Syzygium jambolanum on carbohydrate and lipid metabolic disorders in streptozotocin-induced diabetic rat: Homeopathic remedy", Journal of Natural Science, Biology and Medicine, 2013 Jan-Jun, 4 (1): 68-73) riferisce di un esperimento fatto su sei ratti resi diabetici ai quali è stata somministrata tintura madre dell'erba citata nel titolo. Al di là di ogni osservazione sull'efficacia di tale erba, è evidente comunque che l’eventuale efficacia di una tintura madre non implica quella dei preparati basati sulla diluizione di essa (tra l'altro la succussodiluizione dovrebbe dare, secondo le sacre norme omeopatiche, l'effetto opposto a quello della sostanza non diluita). Anzi, una critica fondamentale che si muove all'omeopatia è relativa proprio alla diluizione, spinta persino oltre al punto in cui non resta neppure una molecola del principio attivo: non vi è più nulla dunque che possa produrre un qualunque effetto (a meno di non ricorrere ad astruse idee come quella della "memoria dell’acqua"). Inoltre, come può un singolo esperimento su soli sei ratti pesare di più di tutti gli studi presi in esame da Shang et al.?

Per quel che riguarda il secondo articolo (quello che dal chimico omeopata è citato come "Aubri e colleghi del 2013", anche se per essere pignoli è Aubry con Y, "Early udder inflammation in dairy cows treated by a homeopathic medicine (Dolisovet®): a prospective observational pilot study", Homeopathy, Volume 102, Issue 2, Pages 139-144, April 2013), sono addirittura gli autori stessi a dire che non si tratta di uno studio rigoroso! Loro stessi infatti lo definiscono "A prospective, uncontrolled, observational pilot study". Uno studio non controllato potrà magari dare uno spunto per ricerche successive, ma ovviamente non dà alcuna garanzia: ci vogliono (e, ancora, lo dicono gli stessi autori) "randomised, controlled studies". Insomma, è evidente che questo articolo non solo non può capovolgere i risultati della revisione sistematica di Shang et al., ma non ha neppure i criteri (per ammissione degli stessi autori) per essere preso in considerazione in una eventuale futura nuova revisione. Che una persona che pure dovrebbe avere un po' di dimestichezza con le pubblicazioni scientifiche lo porti come una prova che può capovolgere il responso di una puntigliosa revisione sistematica lascia quindi perplessi e mostra quanto possono essere forti i bias personali in materia di omeopatia e quanto sia necessario essere attenti e rigorosi nel valutare le affermazioni dei suoi fan.

Il chimico omeopata, ad una mia obiezione su altra questione, aveva risposto che i rimedi omeopatici si danno "ad Personam e non ad morbum", ovvero non si danno puramente in relazione al male da curare ma ad un esame generale ("olistico", come alcuni amano dire) del paziente. Ora però mi cita due ricerche che hanno avuto come soggetti ratti e vacche. Avranno studiato la personalità dei ratti e delle vacche coinvolti nello studio prima di dar loro i rimedi? O.o


Possiamo invece essere d'accordo con il chimico omeopata quando scrive che la mancanza del bugiardino dovrebbe essere un indizio ulteriore per avvallare, ovvero buttare in un torrente facendoli andar giù a valle, i rimedi omeopatici diluiti in acqua (tanto sono acqua e quindi non inquinano neppure) che non è possibile invece avallare.

Il terzo articolo citato è "A randomized placebo-controlled pilot study of Cat saliva 9cH and Histaminum 9cH in cat allergic adults" (Homeopathy, volume 102, issue 2, Pages 123-129, April 2013) di Prenitha Naidoo e Janice Pellow (quindi, per essere pignoli, il chimico omeopata avrebbe dovuto scrivere “e collega”, al singolare, e non “e colleghi” al plurale). In breve, hanno scelto 30 persone positive a un test di allergia ai gatti e hanno dato loro due rimedi omeopatici con saliva di gatto in diluizione 9 CH (e in fondo l'ultradiluizione può essere un vantaggio: non mi pare una grande idea ingurgitare qualcosa in cui ha sbavato un gatto). Prima dello studio e al termine ai soggetti era fatto un test sull'allergia e, secondo gli autori, i soggetti che avevano preso i rimedi mostravano un significativo miglioramento, mentre in coloro che avevano assunto un placebo non si vedevano grandi variazioni. Anche in questo caso ci si può chiedere come un singolo studio su 30 soggetti possa capovolgere i risultati di una revisione sistematica condotta su 110 studi con una mediana di 65 partecipanti ai trial e un range da 10 a 1573.

Ha scritto il medico e divulgatore scientifico Ben Goldacre nel suo libro Effetti collaterali (pag. 30): "Se un ricercatore o un medico «scelgono a piacimento» quando riassumono le prove esistenti, e considerano soltanto i trials che sostengono la loro intuizione, possono produrre un quadro fuorviante della ricerca". Il chimico omeopata cita quei tre perché riflettono le sue idee, ma ovviamente Tizio potrebbe citare altri tre articoli che dicono l'opposto, e poi Caio potrebbe citarne altri tre che danno ragione al chimico omeopata, e Sempronio altri tre che gli danno torto, e così via... E’ quello che in gergo viene chiamato cherry picking: come, tra le tante, si prendono le ciliegie che appaiono più appetitose, così tra i tanti studi se ne coglie qualcuno che conferma la propria idea. Come si esce da ciò? Lo lascio ancora dire da Goldacre (cito lui, ma ovviamente non è solo lui a dirlo: è un’idea centrale della medicina basata su prove): con la revisione sistematica, ovvero "una rassegna chiara e, appunto, sistematica della letteratura" (ed è per questo che citavo al chimico omeopata la revisione di Shang et al.). La revisione, se è fatta bene, non sceglie le ciliegine preferite, ma cerca di trovare tutto, lo pesa, trae le conclusioni.

Il chimico omeopata non ha risposto a queste obiezioni. Il suo dogma omeopatico era ben saldo e i miei dubbi erano solo "eresie" (LOL!). Anzi, a suo parere, esprimere dubbi sulla validità dell'omeopatia è addirittura un reato da denunciare (ROTFL!), come si vede in questo spassoso post diretto all'amministratore del gruppo:



venerdì 15 agosto 2014

Finta medicina, finta quantistica, vera sokalata

E' diventato di moda invocare a sproposito la fisica quantistica per sostenere ogni sorta di affermazioni pseudoscientifiche. Di recente ho scoperto l'esistenza di un gruppo Facebook di "Quantistica e medicina". Per darvi un'idea di cosa lì dentro sia considerato "medicina" ecco un elenco parziale postato da un admin:


Masaru Emoto? Bruce "Ice Tea" Lipton? L'omeopatia? O.o Vedendo che questi avevano proprio bisogno di qualche dritta, mi iscrivo al gruppo. In un thread in cui si parlava di omeopatia, li avviso che in realtà i risultati di tale pseudomedicina sono pari a quelli del placebo e ricordo la famosa revisione sistematica di Shang et al. che ha stroncato ogni pretesa di validità scientifica dell'omeopatia.

Arriva allora il Giuseppe che si presenta dicendo "Sono un medico", ma poi sostiene l'omeopatia. Il medico omeopata (un bell'esempio di ossimoro), alquanto piccato, scrive un post con tono altezzoso dicendo che "se un paziente sta meglio lo dirà da sé". Ma come? Un medico che non conosce l'effetto placebo? Che non sa che nei trial clinici si usa il "doppio cieco" proprio perché quel che il paziente "dirà da sé" e anche quel che il medico vede da sé possono essere alquanto ingannevoli e portare a conclusioni errate? Ah, già, ma è un medico omeopata: ha diluito a 30 CH il metodo scientifico!

Anche Anita ci tiene a firmarsi mettendo "Dott.ssa" davanti al cognome e mi dice che non sono "competente in materia": il che è pur vero :D , però il fatto che lo dica riferendosi a quel che avevo scritto sull'effetto placebo, ma, nel farlo, dimostri di non aver capito quel che avevo detto, fa un po' sorridere... e poi, se lei è invece è competente, come mai non riesce a portare una singola obiezione ai miei post?

Interviene anche Tiziana che si lamenta del fatto che io sia stato ammesso nel gruppo portando la seguente motivazione: "La sua energia non è in sintonia con le nostre". Ebbè, se la mia energia non è in sintonia, come si fa? :D Inoltre si arrabbia pure perché ho scritto LOL. Ma LOL! (Ops, mi è sfuggito... :D )


E' da notare che la tipa non dice una sola parola sull'argomento dibattuto. Scrive solo per suggerire di allontanare dal gruppo chi aveva idee diverse dalle sue. La imita un'altra utente, Caterina, che apre un thread al solo scopo di darmi contro e di chiedere che io sia bannato dal gruppo. Con il tono iracondo che caratterizza spesso quelli che si atteggiano a "spirituali", scrive: "chiedo che venga discussa l'ipotesi di dare delle limitazioni all'ingresso di soggetti, il cui unico scopo è provocare inutili e sterili polemiche per problematiche interiori". Quindi dovremmo limitare l'ingresso a lei, dato che ha aperto un thread senza dire una sola parola sugli argomenti discussi, ma solo per fare un'inutile e sterile polemica contro di me :D :D ... e le "problematiche interiori" che sarebbero? :D

Comunque dopo un po' vengo bannato dal gruppo. L'omeopata, pronunciandosi a favore della mia espulsione, fa il rambo: "Il buonismo non paga". :D ... E sottolinea che "non rispondere vuol dire dare spazio passivo anche alle sue argomentazioni" (ehi, non sia mai che uno porta un'argomentazione contro il dogma omeopatico, eh! :D ).

Nel thread in cui si discuteva di omeopatia o, per meglio dire, nel thread in cui io discutevo di omeopatia e gli altri, senza discutere l'argomento, facevano caciara (con l'eccezione di un tizio che ha postato dei link ad articoli favorevoli all'omeopatia: articoli che non potevo trovare validi, per i motivi che gli ho spiegato, ma comunque questo tipo si è comportato in modo civile ed educato), il medico omeopata riprende la parola e scrive un post in cui non tenta neppure di portare argomentazioni e invece sbrocca definendomi "una mela marcia". Mentre io ho portato le mie motivazioni e ho citato un'importante (e decisiva) revisione sistematica, lui non cita neppure un misero articoletto e pretende che si debba "riconoscere che su un determinato percorso altri sono più avanti di te". Quindi il dottor Giuseppe si ritiene più avanti di Shang e colleghi e della loro revisione sistematica? La cosa divertente è che poi il medico omeopata dice che sono "un presuntuoso". Ma LOL! (La Tiziana si arrabbierà, ma qui non si può non dire LOL!)

La "Dott.ssa" torna alla carica, sempre senza argomenti naturalmente, ma pronta a usare la parola "idiota" che viene ripetuta da Aldo, uno degli admin. Beh, loro sono un gruppo molto spirituale e pieno di amore! :D La cosa divertente è che, dopo questi insulti, l'omeopata, nel citato post in cui faceva il rambo, ha persino la faccia tosta di dire che io avrei "insultato tutti" (bugia! non ho insultato nessuno, nemmeno in risposta ai loro commenti maleducati, ai quali ho invece replicato, come è mio uso, con ironia e, non essendo al corrente della curiosa idiosincrasia della Tiziana, con qualche LOL) e di parlare di "educazione". Ma LOL! (Eh, anche qui non si può omettere :D ).

Ma, attenzione!, il Giuseppe ha la spiegazione: il mio approccio nel gruppo (senza alcun insulto a nessuno) "era solo l'inizio", ma lui sapeva con certezza che quelli come me ("li conosco benissimo") poi "arrivano ad insultare". Insomma, è vero, non avevo insultato né offeso nessuno, ma siccome lui sapeva che lo avrei fatto (oltre ai poteri omeopatici ha dunque pure quelli della precognizione: vabbè, sempre di magia si tratta :D ) era meglio prevenire indirizzandomi un po' di insulti e buttandomi fuori dal gruppo :D

Vabbè, loro "sono più avanti"... ma ne siamo sicuri? Guardate un po' questo thread che viene aperto da Laura Andreoli.


L'admin Aldo le dice che pone "dei quesiti molto specifici" e che il discorso da fare "è molto ampio e articolato". E via così con altri post. Ahahah! Aldo, ma tu e gli altri che vi ritenete "più avanti", che ritenete gli altri "idioti", che dite agli altri che non sono competenti come voi, non vi siete neppure accorti che Laura vi ha preso in giro scrivendo una sokalata? :D

Analogamente a quanto fece nella sua famosa burla il fisico Alan Sokal, Laura ha infatti scritto volutamente un testo privo di senso usando però parole che suonassero bene per chi è infatuato di "misticismo quantistico". E quelli che "sono più avanti" ci sono cascati in pieno! :D

Missione riuscita, Laura!