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mercoledì 1 aprile 2026

I grandi carnivori d'Italia: intervista a Jessica Peruzzo

Seguendo Jessica Peruzzo su Facebook ho apprezzato la sua abilità come fotografa, le sue competenze come naturalista e la sua capacità di divulgazione. Dopo aver letto anche il suo libro sui grandi carnivori presenti in Italia, ho pensato che era proprio il caso di intervistarla.

Ciao Jessica. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Sono Jessica Peruzzo, fotografa naturalista e divulgatrice scientifica per passione, laureata in Gestione del Territorio e dell'Ambiente. Nella vita mi occupo di comunicazione, ma da anni affianco a questo lavoro lo studio del rapporto tra uomo e fauna selvatica, un tema che mi sta particolarmente a cuore.
Il mio interesse si concentra soprattutto sulla cosiddetta Human Dimension of Wildlife, ovvero quella branca di studi che analizza percezioni, paure e aspettative delle persone nei confronti della natura, in particolare del ritorno dei grandi predatori.
Ho raccontato questi temi nei miei libri: “I grandi carnivori d’Italia” (2025), edito da Ricca Editore, e “Il ritorno del lupo sulle montagne vicentine”, una ricerca specifica sul mio territorio nata dalla mia tesi di laurea magistrale. Col mio impegno di divulgatrice cerco di fare da ponte tra il mondo scientifico e il pubblico, rendendo accessibili argomenti spesso complessi ma fondamentali per il futuro della coesistenza tra uomo e natura.

Ci parli della tua attività di fotografa naturalista?

Per me la fotografia naturalistica è prima di tutto uno strumento di conoscenza. Non si tratta solo di “fare belle foto”, ma di entrare davvero in contatto con l’ambiente naturale.
Passo molte ore sul campo: a cercare animali, a controllare fototrappole, a interpretare tracce, a leggere segni di presenza. È un lavoro fatto di pazienza, osservazione e anche di attese lunghe e silenziose. Tutto questo mi permette di osservare la vera “realtà selvatica”, senza filtri.
La fotografia, quindi, diventa una testimonianza: racconta la complessità degli ecosistemi, il loro cambiamento e mostra al grande pubblico animali che altrimenti resterebbero sconosciuti. Il mio mantra è «Si ama ciò che si conosce, si protegge ciò che si ama»: è per questo motivo che cerco in ogni modo di farla conoscere in ogni sua sfaccettatura.

Quali sono gli animali che più ti affascinano?

In realtà mi affascinano un po’ tutti gli animali: ogni specie ha qualcosa da raccontare e osservandola si scoprono dinamiche e adattamenti sorprendenti.
Sicuramente i grandi carnivori occupano un posto speciale nel mio percorso di studio e divulgazione, ma parallelamente ho una grande passione per l'avifauna, che amo osservare e studiare sul campo.
In particolare, la specie a cui sono più legata è il merlo acquaiolo. È l’uccello che, anni fa, mi ha letteralmente fatta svoltare: grazie a lui mi sono avvicinata al birdwatching, poi alla fotografia naturalistica e, passo dopo passo, anche alla divulgazione scientifica.
È una specie discreta ma straordinaria, capace di vivere lungo i torrenti e di immergersi "nuotando" controcorrente: in un certo senso rappresenta perfettamente ciò che cerco nella natura, qualcosa di autentico, poco evidente, ma profondamente affascinante.


Il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) compare anche nella "firma" delle foto di Jessica.

 
Nel tuo libro sostieni che non si deve prestare ascolto all’allarmismo, ma neppure fare una “idealizzazione disneyana”.


È uno dei punti centrali del mio lavoro. Entrambe queste visioni sono distorsioni della realtà e, di fatto, ostacolano una coesistenza equilibrata. L’allarmismo genera paure irrazionali, che possono sfociare in atteggiamenti ostili, episodi di bracconaggio o decisioni politiche basate sull’emotività anziché sui dati scientifici.
Dall’altra parte, l’idealizzazione “disneyana” semplifica eccessivamente la natura: dimentica che stiamo parlando di animali selvatici, predatori, e ignora le difficoltà concrete di chi vive e lavora in montagna, come gli allevatori.
La chiave sta nella conoscenza: riconoscere il ruolo fondamentale di questi animali negli ecosistemi, ma anche la necessità di una gestione attenta, fatta di compromessi e responsabilità.

Parliamo dei protagonisti del tuo libro. Partiamo con l'orso.

L’orso bruno è un animale molto diverso da come viene spesso immaginato: è un onnivoro opportunista (anche se a livello tassonomico rientra nell'ordine dei Carnivori) e la sua dieta è composta per circa l’80% da vegetali.
Si tratta di un animale che ha rischiato di estinguersi sulle Alpi, salvato in extremis dal rinforzo numerico della popolazione tramite il progetto "Life Ursus", che ha reintrodotto orsi prelevandoli dalla vicina Slovenia, con cui fino a un secolo fa gli orsi alpini erano in continuità territoriale e genetica.
Gli orsi sono animali molto schivi, ma le femmine possono essere molto protettive nei confronti della loro prole: è per questo motivo che è indispensabile sapere come comportarsi in caso di incontro ravvicinato. A questo ho dato molto spazio nel mio libro, perché è cruciale che più persone possibili siano informate per evitare questi incontri potenzialmente pericolosi. La percezione del rischio rispetto a questi animali è altissima, molto più alta del rischio reale (è più facile essere attaccati da un camoscio piuttosto che da un orso), tuttavia questo non deve esimerci dal formare correttamente le persone che frequentano zone di presenza di orso bruno. Lo stesso vale per gli orsi marsicani, presenti sull'Appennino e sempre più a rischio di estinzione: ne restano solo una cinquantina e, a causa dei bassi numeri, stanno andando incontro a problematiche legate alla consanguineità.


Passiamo al lupo.

Il lupo in Italia è tornato spontaneamente, senza reintroduzioni da parte dell'uomo. Questo è un punto importante, perché spessissimo circolano informazioni errate al riguardo. Si tratta semplicemente di una ricolonizzazione in seguito alla protezione legale e altri fattori ecologici e sociali, come lo spopolamento delle montagne avvenuto nel dopoguerra e il ritorno degli ungulati dopo la loro decimazione.
È un animale sociale, che vive in branchi familiari composti da una coppia riproduttiva e dai suoi figli. Ha un ruolo ecologico fondamentale, contribuendo a controllare numericamente le popolazioni di ungulati.
Non considera l’uomo una preda. Tuttavia, per una coesistenza sicura, è essenziale adottare comportamenti corretti, ad esempio non alimentarlo mai e tenere i cani al guinzaglio per evitare possibili incontri.



Una presenza poco conosciuta: lo sciacallo dorato.


È il “nuovo arrivato” della fauna italiana, anche se in realtà è presente da anni: si tratta di un mesocarnivoro in espansione naturale dai Balcani, quindi è un animale autoctono a tutti gli effetti . Pesa circa 10-15 kg, quindi è più grande di una volpe ma più piccolo di un lupo. Ha un ruolo ecologico molto importante, esattamente come tutti i predatori, perché si nutre anche di carogne e piccoli animali, contribuendo a "mantenere pulito" l’ambiente.
È particolarmente interessante dal punto di vista della Human Dimension, perché molti italiani non sanno nemmeno della sua esistenza: un esempio perfetto di come la percezione pubblica possa essere molto distante dalla realtà ecologica.

L'elusiva lince.

La lince eurasiatica è il mammifero più raro d’Italia e il felino più grande d’Europa. Anch'esso ha rasentato l'estinzione in Europa per cause umane ed è stata reintrodotta in Italia in diverse occasioni, con diversi esiti. Al contrario degli altri grandi carnivori, si può nutrire esclusivamente di carne. È un predatore solitario e altamente specializzato, che necessita di ambienti forestali estesi e ben strutturati per cacciare all’agguato. Proprio per queste esigenze ecologiche così specifiche, soffre molto la frammentazione e la modificazione  degli habitat. Sulle Alpi italiane sono stimati 10-20 individui, concentrati perlopiù nella zona di Tarvisio, oltre a qualche raro individuo in arrivo dalla Svizzera.


Qualunque sia la temperatura, sempre alla ricerca di animali da fotografare

 

Nel libro, oltre a descrivere gli animali con grande competenza zoologica, dai spazio anche a leggende e voci che accompagnano queste creature. Nelle tue scorribande in cerca di animali da fotografare, hai sentito raccontare qualcosa di particolarmente curioso?

Le cosiddette “leggende da bar” sono infinite e spesso più difficili da sradicare, nonostante i dati scientifici.
Una delle più curiose riguarda i presunti rilasci di lupi tramite elicotteri o camion, a volte con riferimenti ironici a esperti del settore, come se qualcuno li trasportasse in giro per l’Italia. Perfino io sono stata accusata di aver reintrodotto i lupi! Sono racconti che nascono dal bisogno umano di trovare una spiegazione semplice a fenomeni complessi, come il ritorno naturale di una specie.
Tra le esperienze personali, invece, una delle più emozionanti è stata un incontro ravvicinato nel bosco con un branco che stavo monitorando, seguito dal coro di ululati. In momenti così ti senti piccolo, ma allo stesso tempo profondamente connesso a qualcosa di antico, a un equilibrio naturale che esiste da molto prima di noi.

Grazie a Jessica per l'intervista e le foto.


mercoledì 3 luglio 2024

Football in bikini: intervista a Jess Moreno

Jess Moreno (nome completo Jessica Araceli Moreno Vargas) è una giocatrice delle Blue Pats di Città del Messico che hanno vinto quest'anno il campionato primaverile di football americano in bikini della Lofax. Ho avuto il piacere di fare un'intervista alla brava e bella Jess.

Ciao, campionessa. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Sono Jess Moreno, ho 33 anni, ho giocato per cinque anni football equipado, quattro quando era una ragazzina (dai 10 ai 14 anni) e in seguito uno solo con le Jets di Città del Messico, e per sei anni football in bikini. Ho giocato come wide receiver, quarterback e running back e il mio forte in difesa sono le posizioni di free safety e cornerback.

Come hai conosciuto il football in bikini?

Con l'invito a un tryout (provino) per una partita di esibizione. Poi mi sono unita a una squadra chiamata Centinels e poi è nato il progetto All Blacks. La stessa squadra è passata poi al nome Pats Azul / Blue Pats, all'interno del club Pats Coapa.


Jessica nella partita di esibizione organizzata dalla DLFL tra due squadre
chiamate Athenas (per le quali ha giocato) e Dzivas, 3 febbraio 2018

Cosa ti piace in particolare del football americano?

Credo fermamente che lo sport ti forma come persona, rinforza i valori che ci insegnano a casa. Ma il football americano non insegna solo questo: fisicamente ci mostra che possiamo fare di più per il nostro corpo, mentalmente ci stende, ci insegna che l'errore di una sola va a danno di tutte e ci insegna a lavorare in squadra.

Jess sorridente per la vittoria nella semifinale del campionato
primaverile del 2018 della Limfa delle sue Centinels di Città
del Messico contro le Angels di Guadalajara

Parlaci della vittoria del campionato con le Blue Pats.

Questa vittoria era davvero molto attesa e credo non solo per noi (la squadra), ma anche per i molti tifosi, dato che eravamo già sulla buona strada per vincere il campionato. Ora siamo molto felici per il trofeo e per il lavoro che abbiamo fatto per arrivarci, ma sappiamo che il successo è passeggero e che dobbiamo continuare a lavorare per mantenerci così.

Jess con la divisa delle Blue Pats

Pratichi o hai praticato altri sport?

Ho giocato a pallavolo e ho praticato kickboxing, anche se più come mezzo di difesa personale.

Chi è la tua sportiva preferita?

Nel football americano è Ana Garza: è stata la prima messicana ad arrivare a giocare football in bikini a livello professionale negli USA e la ammiro molto. Negli altri sport ammiro molto Serena Williams.

Jessica Moreno e Ana Garza

Cosa ti piace fare, oltre a giocare a football?

Viaggiare, andare in palestra, vedere film e suonare la chitarra acustica.

Vuoi aggiungere qualcosa a quanto abbiamo detto?

Mi farebbe molto piacere essere d'ispirazione per avere più donne in questa modalità del football americano. C'è molto talento in Messico. Mi piacerebbe che, invece di avere molte leghe, se ne facesse una sola, senza dover favorire gli amministratori di queste organizzazioni o club. Mi piacerebbe che puntassero veramente sul talento e sulle opportunità che possono darci per crescere dal punto di vista sportivo. E apprezzo molto che tu ci prenda in considerazione e, a nome dellla squadra, speriamo di comparire presto in altri articoli e che il tuo blog abbia un grande successo. Grazie mille!

Grazie a te, Jess!

Jess in azione con le Centinels nella finale del torneo primaverile
2018 della Limfa e in posa con la divisa delle Pats Azul







lunedì 24 giugno 2024

Football in bikini: intervista a Paola Gómez

Paola Gómez (nome completo: Dana Paola Romero Gómez) è una giocatrice delle Blue Pats di Città del Messico che hanno vinto il campionato primaverile 2024 della Lofax, una lega messicana di football americano femminile in bikini. Andiamo a conoscere, con l'intervista che le ho fatto, questa ragazza dotata di talento sportivo e (come si nota dalle foto) di notevole bellezza.

 
Paola Gómez con la divisa delle Blue Pats

Ciao, campionessa. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Ciao. Mi chiamo Paola Gómez, numero 24 della squadra delle Blue Pats. Ora sono più conosciuta come Fury. Ho 21 anni. Sono un'estetista, professionista nel campo della bellezza.

Cosa ti piace del football americano?

Anche se sono molto femminile, mi piacciono molto i placcaggi e lo scaricare lo stress in campo. Mi piacciono le corse e i passaggi, ma soprattutto i placcaggi.

 
Paola, in forza alle Red Fury, impegnata nel placcaggio di una
giocatrice delle Blue Pats, squadra in cui andrà poi a giocare,
in una partita del campionato primaverile 2022 della LFM.


Come hai cominciato a giocare a football?

Mio papà è allenatore di football con più di trent'anni di esperienza. Ho cominciato con il football equipado (ndr: ovvero con le protezioni tipiche di questo sport) in una squadra che si chiamava Capitanas e giocava nel campo Deportivo Venustiano Carranza. Ho fatto tre anni di equipado giocando come cornerback, wide receiver e quarterback. Quando ho compiuto 18 anni ho giocato per la prima volta il football in bikini perché per giocare in questa modalità si deve essere maggiorenni.

Cosa ti è piaciuto del football in bikini?

Ho scoperto che era la modalità per me e ho deciso che l'avrei giocato perché sapevo che avrei potuto essere dura, ma nello stesso tempo femminile e sexy: quello che ogni ragazza che ama il football americano equipado vuole.


Paola con la divisa delle Steelers

Parlaci della tua carriera nel football in bikini.

Il mio primo campionato di football in bikini l'ho giocato con una squadra chiamata Steelers, che giocava al Deportivo de los Galeana, nel ruolo di cornerback.
Poi ho giocato per due anni nella mia seconda squadra, le Red Fury (ndr: nuovo nome assunto a partire dall'inizio del 2022 dalle Steelers): una grande squadra nella quale ho fatto un po' più di esperienza in questa modalità e ho giocato come runningback, wide receiver e cornerback.
Ora la mia squadra sono le Blue Pats. Ho partecipato a tre campionati con loro nella lega Lofax Lingerie. E' qui che ho imparato a prendere la posizione e la crescita come giocatrice ha cambiato moltissimo. Qui ho giocato wide receiver, cornerback e free safety. Questa squadra è la più disciplinata in cui sono stata e quella in cui è stato più duro stare allo stesso livello di gioco delle mie compagne che avevano più esperienza. Però adoro essere una Blue.

Paola con le Red Fury

Con le Steelers / Red Fury hai raggiunto due volte la finale. Mancava però la vittoria che è arrivata con le Blue Pats.

La vittoria delle Blue Pats non è stata per niente facile ed è costata molti anni di impegno dei miei allenatori e delle mie compagne veterane presenti sin dalla fondazione della squadra. Anni di apprendimento, di sconfitte e tristezze. Ma è valsa la pena di tutto, di ogni lacrima, goccia di sudore e botta. Questo campionato è stata la miglior ricompensa: una stagione da campionesse senza sconfitte con le mie Blue.

Paola con il trofeo del campionato primaverile
del 2024 della Lofax (foto di Lilieths Hernández)
 
 
Pratichi altri sport?

Non gioco in altri sport perché nessuno mi riempie e mi aiuta come il football americano, neppure il flag football.

Chi è la tua atleta preferita?

Non c'è una sportiva che seguo in verità. Non mi interessa molto seguire una figura pubblica dello sport. Se dovessi dire un nome sarebbe Patrick Mahomes, il quarterback dei Kansas City Chiefs.

Vuoi aggiungere qualcosa in conclusione di questa intervista?

Questo è un po' della mia storia sportiva: grazie per avermi ascoltato. E un consiglio a tutte le ragazze che vogliono giocare a football americano o alla versione in bikini: “Se fosse facile, lo giocherebbe chiunque”. Se a loro piace qualcosa, lo facciano e che niente e nessuno le fermi, sognino in grande e i loro sogni diventino realtà, come un campionato vinto o una grande famiglia: come le mie Blue.


Foto dall'account Facebook di Paola Gómez.

mercoledì 17 aprile 2024

Salvare gli animali: intervista a Giulia Corsini

Giulia Corsini, veterinaria di professione, ha scritto un bel libro nel quale affronta, con passione, competenza e acume da debunker, vari temi legati al mondo degli animali. Il titolo è Salvare gli animali ed è stato pubblicato nel febbraio del 2024 da Utet. Ho fatto qualche domanda a Giulia.

Giulia con la sua gatta Pratolina

Mi sembra che un leitmotiv del tuo libro sia che per “salvare gli animali” bisogna, per cominciare, conoscerli, per le cure veterinarie, ma non solo. Un approccio emotivo non appoggiato sulla conoscenza dell'animale e del contesto può avere anche effetti negativi, come nel caso di chi, con l'idea di “salvare” lo scoiattolo grigio mette in realtà a rischio lo scoiattolo rosso.

Esatto: il mio libro sottolinea l'importanza di una conoscenza approfondita, senza certo sottovalutare l’importanza dell'emozione. Voglio sottolineare che l’emozione in una qualche misura è sempre “la molla”, è cruciale tuttavia non fermarsi a questa prima spinta emotiva ma sfruttarla, piuttosto, per procedere verso un'analisi approfondita della situazione. Si può dire dunque che se l’emozione è la spinta, la ragione dà la direzione. Ciò implica riconoscere e affrontare la complessità delle situazioni in cui le nostre azioni hanno luogo, avere il coraggio di affrontare la realtà con tutte le sue difficili implicazioni, le sue scomode verità, e le sue scelte difficili, soprattutto quando queste coinvolgono dilemmi ecologici o etici, come decidere se proteggere scoiattolo rosso nativo o lo scoiattolo grigio invasore che ne minaccia la sopravvivenza.


 Uno dei casi più complessi è quello del lupo. Come conciliare la conservazione della specie con la tutela del bestiame (e anche delle persone: per quanto gli attacchi di lupi a umani siano poco probabili, non sono impossibili)?

La questione della convivenza tra lupi, bestiame e umani è una delle sfide più complesse in tema di conservazione delle specie e gestione del territorio. Le strategie di gestione spesso si basano su un equilibrio precario e, talvolta, su un compromesso imposto principalmente dalle esigenze e dalle percezioni di chi non vive al momento direttamente il problema, ovvero le popolazioni urbane, che sono la maggioranza. Per questo ho portato il punto di vista di un allevatore il cui prezioso cane è stato ucciso da un lupo.
Certo, anche  la sensibilizzazione e l'educazione delle comunità locali riguardo al comportamento dei lupi e le strategie di coesistenza pacifica sono fondamentali, ma sarebbe anche necessario rimuovere gli individui confidenti.
La crescita della popolazione dei grandi predatori e i loro crescenti movimenti verso aree più urbanizzate suggeriscono una possibile revisione delle probabilità di interazioni — e talvolta conflitti — con gli esseri umani: a seguito dell’aumento di rischi e incidenti in ambito urbano, cambierà la sensibilità e l’approccio al problema.

Giulia con il suo gatto Hopek e un coniglio

Nel libro parli anche di conservazione delle razze domestiche caratteristiche delle varie zone, anche quando sono diventate poco convenienti dal punto di vista produttivo. Ritieni che siano comunque da mantenere in esistenza? E come si può fare, se gli allevatori hanno intenzione di puntare su razze più produttive?

Sicuramente esiste un aspetto che viene già menzionato nel libro, ovvero gli sforzi di mantenere la biodiversità zootecnica e in particolare queste razze rustiche autoctone non è soltanto una questione di preservazione culturale o ecologica, ma si configura, strategicamente, come un vero e proprio "piano di back-up". In un'epoca caratterizzata da incertezze globali, tra cui le fluttuazioni economiche e le crisi ecologiche, l'idea di affidarsi esclusivamente a razze super produttive, che pur offrendo alti rendimenti sono estremamente delicate e dipendenti da interventi umani intensivi, potrebbe rivelarsi a lungo termine una strategia rischiosa. L'importanza di preservare tali razze diventa ancora più evidente in un mondo globalizzato, dove la diffusione di pandemie e altre crisi sanitarie può essere accelerata proprio dalla mancanza di diversità genetica.

Un esemplare della razza suina Mora romagnola

Un caso diverso può essere quello di alcune razze di cani. Nel libro tu ricordi che alcune razze di cani a muso corto hanno problemi di respirazione. Di recente un articolo del “Guardian” ha riferito un appello (peraltro non nuovo) a non scegliere cani con questa caratteristica per contribuire a una riduzione dell'allevamento e commercio. Cosa ne pensi?

Qui nel Regno Unito da alcuni anni noi veterinari sosteniamo  intense campagne di sensibilizzazione.
I problemi di salute di queste razze a muso corto sono molti. Innegabili i problemi di respirazione, poiché hanno una ridondanza di tessuti molli mentre il cranio è piccolo. Quindi abbiamo palato molle lungo, narici strette, tutto ingombra il passaggio d’aria. I cani quando devono disperdere calore, a differenza nostra che sudiamo, ansimano. Immagina uno di questi animali nello sforzo immenso che fa per ansimare,  finisce invece per produrre più calore. Quindi vedo spesso questo genere di animali in emergenza, vuoi per colpi di calore estivi, vuoi per polmonite ab ingestis. Poi ci sono le ulcere corneali, perché hanno gli occhi sporgenti. Le dermatiti tra le pieghe della pelle. Poi ci sono problemi ortopedici, spinali. Insomma, sono cani fatti male.
Esiste tuttavia qualcosa di più profondo che si riflette nelle forme e nell'estetico: le caratteristiche neoteniche del brachicefalo (ovvero quelle che ricordano l'infante umano) stimolano in noi il desiderio di proteggere, il Nobel ed etologo Konrad Lorenz scriveva che “gli esseri umani provano un particolare affetto per animali dagli aspetti infantili: occhi grossi e tondi, un piccolo viso rispetto al cranio grande, la mascella poco sviluppata”. In questo contesto, ho dedicato un intero capitolo ai cani brachicefalici, iniziando dal profondo affetto che i loro proprietari provano per loro, per poi passare ad un'analisi più critica basata sulle mie conoscenze cliniche veterinarie.
Nel Regno Unito il fenomeno dei cani cosiddetti brachicefali (a muso corto) ha avuto un calo sensibile nell’ultimo anno. Penso dunque che stiamo andando nella giusta direzione, e che bisogna continuare a sensibilizzare. In futuro si potrebbe considerare l'eliminazione di tali razze, ma forse è una soluzione troppo radicale. Forse un’altra strategia più equilibrata potrebbe essere quella di spingere per una maggiore revisione degli standard di razza, promuovendo individui sani con forme anatomiche funzionali, combattendo seriamente il fenomeno del “backyard breeding” ovvero quello degli allevatori illegali, che vendono i cuccioli senza pedigree, e quindi non sono sottoposti ad alcun tipo di controllo.

Giulia in abiti da lavoro.

Un tema che accende molti animi: la sperimentazione animale.

Nel mio libro esploro un ambito piuttosto atipico della sperimentazione animale, che include studi su bombi, api, pulcini e pesci arcieri e zebrati. Il laboratorio del professor Vallortigara, dove ho avuto l'opportunità di osservare queste ricerche, si dedica principalmente allo studio della mente animale. In particolare, una delle linee di indagine si concentra su quello che potrebbe essere considerato l'a priori kantiano nel contesto cognitivo degli animali: strutture preesistenti che regolano il processo cognitivo. Questo suggerisce che la mente, sia animale che umana, non è una tabula rasa alla nascita; piuttosto, l'apprendimento tramite esperienza avviene solo perché il sistema nervoso è già predisposto con strutture che lo facilitano.  Il libro affronta anche il classico tema di cosa sia un modello scientifico e  le normative rigorose che regolano la sperimentazione animale, riflettendo su come lo statuto morale degli animali possa variare notevolmente a seconda del contesto. Per esempio, se i ricercatori tenessero ipoteticamente un pesce arciere come semplice animale ornamentale in una boccia di vetro spoglia, potrebbero portare avanti  le loro osservazioni senza particolari intralci, in maniera molto simile a quello che faceva Lorenz. Tuttavia, la situazione cambia drasticamente quando questi stessi pesci sono utilizzati in esperimenti comportamentali all’interno di un laboratorio. In questi casi, la legislazione richiede che i ricercatori specifichino il "livello di sofferenza" inflitto agli animali, con "lieve" come limite inferiore, comunemente associato al dolore di una puntura di ago. Questo solleva questioni complesse: come valutare la sofferenza di un animale che non viene neppure toccato? Esiste dunque una discrepanza notevole nel modo in cui gli animali sono percepiti e trattati in base alla categoria a cui appartengono.
La normativa italiana si basa anche una concezione profondamente sbagliata quando parla di “sviluppo neurologico superiore o inferiore” è più corretto dire che i cervelli si sono sviluppati in maniera differente a seconda delle possibilità, e che tutti si sono ugualmente evoluti.

Un altro tema che ti è valso qualche flame: gli animali nei circhi. Qual è la tua valutazione sulla situazione degli animali già presenti nei circhi e sull'opportunità o meno di proseguire ad averli?

In merito alla questione degli animali nei circhi, la posizione che sostengo è fermamente ancorata a un approccio pragmatico e basato su evidenze. Occorre riconoscere che gli animali cresciuti all'interno dei circhi si trovano in una situazione particolare, in cui la loro ricollocazione potrebbe non essere la soluzione ottimale.  Sul fronte scientifico, è essenziale richiamare l'attenzione sulla necessità di studi non compromessi da interessi esterni. Le decisioni sul futuro degli animali dei circhi devono basarsi su ricerche sul benessere degli animali condotte con integrità, evitando quei conflitti che hanno in passato portato a risultati di dubbia autenticità, come emerso su Witness Directory (An expert witness on foxhunting and animal welfare accused of “misrepresenting science” - 2018, 31 agosto) e su “The Telegraph” (Foxhunting prosecution professor “misrepresented science” - 2018, 11 agosto) e in Twisting the science to ban animals with circuses, in “Journal of the Elephant Managers Association”, 29(2), pp. 65-67 di Ted Friend. Si parla del prof. Stephen Harris, le cui review sui circhi sono state criticate dagli scienziati citati nella stessa review che hanno condotto gli studi di campo nei circhi.  Nonostante questo, le review di Harris sono ancora impiegate per portare avanti il divieto degli animali dei circhi, ignorando quello che dicono le ricerche di campo.
Sulla base delle review di Harris, la Federazione dei Veterinari Europei (FVE) raccomandava l’eutanasia agli animali del circo che non potessero essere riallocati nei santuari e nei centri di
recupero (NB: non ci sono review sul welfare animale che valutano queste ultime strutture).

L'occhio dell'elefantessa Buba (citata nel libro).

Nel libro fai riferimenti non solo alla letteratura scientifica, ma citi anche altre opere. Quali romanzi con animali consigli?

Come romanzi puri di animali suggerisco il classico “Creature grandi e piccole” di James Herriot e “ lo zoo di Roma” di Pascal Janovjak, che seppure sia un romanzo ha degli elementi molto accurati dal punto di vista storico. Ma consiglio anche alcuni saggi che tengono un tono abbastanza narrativo,  che mi son piaciuti molto, come “Ascesa e Caduta dei dinosauri” di Stephen L. Brusatte e “Darwin va in città: Come la giungla urbana influenza l'evoluzione” di Menno Schilthuizen, parlano esperti che navigano con passione nel proprio campo. Poi abbiamo alcuni libri difficili da catalogare, un mix di biografie/autobiografie e saggi come  “I pesci non esistono” di Lulu Miller, che traccia un parallelismo tra la sua vita complicata e la tassonomia, e poi “L'arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjöberg, che è pure divertente, un entomologo che colleziona sirfidi e parla di Malaise, che ha inventato la famosa trappola per catturare insetti. Infine abbiamo una biografia “La signora dello zoo di Varsavia” di Diane Ackerman di cui mi ha stupito, oltre che la capacità narrativa, la sensibilità della scrittrice nei confronti degli animali e la fine descrizione dei loro comportamenti, tanto che mi sembrava di essere tornata a visitare il circo.

Qual è il tuo animale preferito?

I gatti, per la personalità e la loro intrinseca eleganza, i capibara per la natura tranquilla e socievole.

 Petteri, gatto di Giulia.

Grazie a Giulia per l'intervista (e per le immagini)!

sabato 1 ottobre 2022

Football in bikini: intervista ad Alondra Pérez

Alondra Victoria Pérez Flores ha vinto quest'anno il campionato della WFL e il titolo di miglior giocatrice del torneo. Per Alondra e la sua squadra, le VQueens, la vittoria di quest'anno, conquistata con la vittoria per 57-6 nella finale del 24 settembre contro le Red Storm di Toluca, è il terzo successo nella lega dopo le vittore del 2016 (finale il 20 agosto con vittoria per 45-36 sulle Rangers di Merida) e del 2019 (finale il 3 agosto con uno straripante 81-15 appioppato alle Amazonas del Chiapas).
 
 
Ciao, campionessa. Vuoi presentarti ai lettori del blog?
 
Mi chiamo Alondra Victoria Pérez Flores. Sono laureata in amministrazione di imprese, organizzo tornei di flag football e lavoro all'Instituto Estatal del Deporte.

Cosa ti piace del football americano e della versione in bikini?
 
Il football americano mi piace perché ti dà tante soddisfazioni, ti forgia il carattere e ti rende una persona più forte fisicamente e mentalmente. La modalità in bikini dà forza alla donna, ci fa tirar fuori il meglio, cambia il nostro stile di vita, ci fa tenere abitudini di vita salutari perché bisogna prendersi cura di sé stesse per mantenersi in forma.
Ho conosciuto il football in bikini quando abitavo a Città del Messico e al mio ritorno a Saltillo ho visto che c'erano le VQueens e ho contattato subito il coach, ho fatto il provino e mi sono guadagnata il posto in squadra (era il 2015).
 
 
Ci racconti il tuo percorso sportivo?
 
La mia carriera sportiva è cominciata quando avevo nove anni, con il basket, che ho praticato fino a 15 anni. A quell'età, quando ero alle superiori, ho cominciato a giocare al tochito [nome dato in Messico al flag football - ndr]. Ho giocato nelle squadre rappresentative della città e sono arrivata a giocare nelle Pumas della UNAM [Universidad Nacional Autónoma de México, una delle più importanti università messicane, con sede a Città del Messico]. Tempo dopo sono tornata a Saltillo e ho cominciato il mio cammino nelle VQueens e nel corso di questi anni ho vinto tre campionati e per tre volte sono stata selezionata per il Juego de Estrellas [l'All Star Game della WFL]. Ho giocato in diversi ruoli, ma alla fine quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni è quello nella linea difensiva.
 
Alondra Pérez al Museo del Desierto di Saltillo davanti
a un'altra gloria locale, il dinosauro Latirhinus uitstlani,
scoperto nella zona
 
Le tue VQueens hanno dominato il campionato della WFL di quest'anno vincendo tutte le partite e imponendosi nettamente nella finale contro le Red Storm.
 
La finale ha avuto un forte impatto emotivo perché era dedicata a Karla Salas, una ex compagna di squadra che è morta nel 2021, e le abbiamo reso omaggio vincendo il trofeo. Abbiamo giocato contro una squadra che ci aveva sconfitto in una finale [nel 2018, quando le Red Devils, come si chiamavano allora, vinsero per 28-25 - ndr] e non volevamo proprio che si ripetesse. Ci siamo preparate molto per vincere e abbiamo vinto molto largamente. Sono molto felice anche perché alla fine della partita mi hanno dato il trofeo per la miglior giocatrice del campionato.
 
Alondra con il premio per la migliore giocatrice del campionato
 
Chi è la tua atleta preferita?
 
La mia sportiva preferita è Serena Williams. E' una gran donna, una grande mamma e una grande atleta.
 
Cosa ti piace fare, oltre a giocare a football?
 
Adoro passare il tempo con mio figlio. Mi piace sfruttare al massimo il tempo e cerco di dare il meglio di me alla mia famiglia.
 
Alondra Pérez (a destra, con il numero 23) in una partita
tra le sue VQueens e le Jets di Città del Messico.

Grazie ad Alondra per l'intervista!
Potete seguirla su Facebook e su Instagram.
 


lunedì 26 settembre 2022

Football in bikini: intervista a Karla de la Hoya

Karla Elizabeth Castillo de la Hoya è una delle protagoniste della vittoria delle VQueens di Saltillo nel campionato del 2022 della WFL, lega messicana di football americano in bikini. Anche nella finale del campionato Karla ha dato il suo contributo, segnando tra l'altro un touchdown.

Ciao, Karla. Vuoi presentarti ai lettori del blog?

Sono Karla de la Hoya, numero 20, ruolo runningback. Ho 20 anni, sono della città di Saltillo, nello stato di Coahuila. Attualmente sono una studentessa universitaria. Gioco da cinque anni football equipado e questo è il mio primo campionato di football in bikini della WFL. Il mio obiettivo è di arrivare a giocare nella LFL rappresentando il Messico e Saltillo.



Cosa ti piace del football americano e cosa in particolare della versione in bikini?

Questo sport, il football americano, mi piace perché forgia il carattere, la disciplina, il lavoro di squadra e soprattutto è uno stile di vita. La modalità in bikini mi piace perché si uniscono tutte le caratteristiche del football americano più professionale senza trascurare la femminilità né l'essere delle dure.
Facendo parte della famiglia VQueens nella versione “arena”, ho conosciuto la modalità in bikini e questo mi ha dato una spinta per migliorare e restare nella squadra delle VQueens.

Raccontaci la tua carriera sportiva.

Il football americano è davvero una parte importante della mia vita da quando avevo 14 anni. I miei primi passi sono stati in una squadra di Querétaro, nel categoria “libre”. In questa squadra mi sono formata e allenata. Poi ho cominciato la mia stagione con le VQueens Moradas: siamo state campionesse imbattute e io ho avuto il titolo di MVP [miglior giocatrice] dell'anno. Sono stata selezionata per rappresentare lo stato di Coahuila nella selezione nazionale femminile e ora gioco football in bikini nella WFL.
Mi sento orgogliosa, come esordiente nella modalità in bikini,  di tutto quel che ho vinto nel mio primo campionato, delle mie grandi compagne, dello staff di allenatori. Sono pronta alle nuove opportunità che arriveranno e a continuare come sportiva di alto livello.


Pratichi o hai praticato anche altri sport?

Ho fatto anche flag football, ma il mio forte è il football equipado.

Qual è la tua atleta preferita?

Ammiro tutte le donne che fanno un qualunque sport e che si distinguono, però sono soprattutto molto orgogliosa della squadra femminile di tochito [nome con cui è conosciuto in Messico il flag football, ndr] che ha rappresentato il Messico nel torneo per nazionali in Finlandia.

Oltre a giocare a football, cosa ti piace fare?

Condividere momenti belli con tutta la mia famiglia perché è una parte fondamentale delle mie vittorie.

Grazie a Karla per l'intervista.
Potete seguirla su Facebook e su Instagram.


martedì 8 gennaio 2019

Intervista a Luigi De Conti

Sul "Lesso logico" ho sinora mostrato tante assurdità e strafalcioni in cui mi sono imbattuto girando in internet e, in particolare, in Facebook. Ho comunque conosciuto anche persone in gamba con quali, senza questo luogo d'incontri virtuale, forse non sarei mai entrato in contatto. Nel proposito per il nuovo anno (il cui mantenimento non posso, però, garantire) di riprendere il blog, fermo da diversi mesi, includo dunque quello di fare dei post che abbiamo come protagonisti queste persone. Questo post è il primo di questa serie (spero non l'ultimo) e ha per protagonista il mio amico Luigi De Conti.

Il Bristolone riconosce che io e Luigi diamo vivacità al gruppo.
Ho corretto un verbo sbagliato (in bianco su sfondo nero).
Ho lasciato "tuo": si capisce che intendeva scrivere un'altra parola... :D

Luigi, puoi presentarti ai lettori del Lesso Logico?

Mi chiamo Luigi De Conti, nato a Udine 42 anni fa, cresciuto a Cercivento, un piccolo paese della Carnia (alto Friuli) e trasferito per amore in Abruzzo nel 2000.

Cominciamo dal Luigi regista, autore di corti come Johnny Reb, un western che ha nel cast Maria Elena Boschi e Amadeus (o forse non sono loro, ma ci assomigliano).

Ho iniziato a girare cortometraggi anni fa, praticamente subito dopo aver comprato la mia prima videocamera.
Appassionato di cinema fin da bambino, penso fosse inevitabile per me provare a cimentarmi nelle riprese video e nella regia. Quindi, assieme ad alcuni amici, ho iniziato a girare piccoli corti amatoriali di genere thriller/horror (il primo lo montai direttamente tramite il video registratore usando rec e pause, non avendo nemmeno un PC).
Era roba inguardabile, ma pian piano abbiamo fatto dei progressi, ottenendo anche qualche buona recensione.
L'ultimo che abbiamo realizzato è il western da te citato.
Alcuni corti sono visibili all'indirizzo: www.youtube.com/cirubit

Da sinistra: l'attore che assomiglia a Amadeus è Claudio Nodale, l'attrice che assomiglia a Maria Elena Boschi è Manuela Ortis, l'attore che sembra Luigi De Conti è proprio Luigi De Conti.

Passiamo quindi al Luigi scrittore. Illustraci le tue opere.

Ho cominciato a scrivere romanzi nel 2013, anche per dare sfogo alle numerose idee che non avrei mai potuto trasformare in film o cortometraggi.
Il primo che sono riuscito a portare a termine è stato All'ombra della svastica (booktrailer qui), una spy story ambientata nella Germania nazista del 1939, edito da Lettere Animante e disponibile in formato cartaceo e digitale in tutti gli store on line.
Poi sono venuti il western Bounty Hunters -Cacciatori di taglie- e Red Snow (Neve Rossa), che è invece un action thriller poliziesco dai toni "carpenteriani"; entrambi disponibili su Amazon.
Ma ne ho scritti altri in seguito, tra i quali voglio citare: McCarthy, Alaska, un thriller ispirato a un vero fatto di cronaca nera accaduto in Alaska negli anni '80. Il romanzo si è classificato al secondo posto a Giallovidio, festival letterario che si è tenuto a Sulmona nel luglio 2018,  che dovrebbe (spero) presto venire pubblicato.



E arriviamo al tuo ultimo libro, Orrore a Silver Lake, pubblicato da Pluriversum, che potremmo definire un giallo con tinte horror.

Orrore a Silver Lake è la mia prima vera pubblicazione, dato che si può ordinare in tutte le librerie d'Italia. E' fondamentalmente un thriller, del sottogenere giallo, dai toni però horror; un mio personale omaggio alle atmosfere di Stephen King, in particolare quelle delle storie scritte dal "Re" negli anni '80, che reputo le migliori. 
Non a caso il mio romanzo è ambientato nel 1988 nel New Hampshire, anche se l'idea originale viene da un racconto che avevo cominciato a scrivere anni fa.
La trama racconta degli eventi che coinvolgono Joshua "Josh" Weaver, di circa 13 anni, nell'estate di quell'anno: un grave lutto familiare da affrontare, ma anche il primo amore nei confronti di Summer "Sam" Gennero, una ragazzina leggermente più grande di lui ma, soprattutto, molto più smaliziata, e un inquietante (doppio) mistero da risolvere…


Il "Lesso logico" nomina come personaggio più interessante del libro Patricia Gennero, la bella agente di polizia che, nonostante le sue capacità nel lavoro, è mal vista dai moralisti scandalizzati dai suoi comportamenti liberi. Come è nato e si è sviluppato  questo personaggio?

Patricia Gennero, che tu hai citato, è uno dei protagonisti del romanzo. E' la madre di Summer, la ragazzina ribelle della storia, ed è anche una poliziotta locale. 
E' una single, non per scelta, che cerca comunque di crescere la figlia nel migliore dei modi senza però rinunciare a qualche avventura con l'altro sesso. Da quello che so negli USA c'è tutt'ora parecchio bigottismo, soprattutto nelle sperdute cittadine di campagna, di conseguenza anche nella mia storia Patricia non viene ben vista per certi suoi atteggiamenti.  
Nei miei romanzi ci sono sempre donne (o ragazze) indipendenti e "forti", capaci di tener testa ai co-protagonisti maschili. E' una caratteristica che credo di aver ripreso dai film di John Carpenter, o James Cameron, che a loro volta si rifacevano al cinema di Howard Hawks.
Sono donne di cui (spero) i lettori maschi (ma non solo, chissà) potrebbero "innamorarsi" se esistessero per davvero. Inoltre mi permettono di inserire qualche scena piuttosto piccante, elemento che non guasta mai.
E così è nato anche il personaggio di Patricia, che nel romanzo porta avanti un'indagine sulla sparizione di un vagabondo locale, mentre Joshua e Summer cominciano a tener d'occhio i misteriosi movimenti di Mr Yates, l'anziano vicino di casa di Josh.

Se Orrore a Silver Lake fosse trasformato in un film, quale attrice vorresti nel ruolo di Patricia?

Sinceramente, l'immagine che si avvicina di più alla Patricia Gennero che ho creato nella mia testa è quella della poliziotta Bonnie Clark interpretata da Randi Oakes nel vecchio telefilm CHiPs, col senno di poi. Il look, quando me la immaginavo in divisa con tanto di occhiali da sole, è fondamentalmente quello.
In una trasposizione cinematografica moderna, adesso che mi ci fai pensare, ci vedrei bene Charlize Theron, anche se forse non sarebbe abbastanza "prosperosa".
Riguardo al padre di Joshua, invece, mi sono ispirato vagamente all'attore Tom Skerrit ai tempi di Alien.

Hai anche giocato a calcio, nel ruolo di portiere.

Ho cominciato a giocare a calcio come portiere per imitare uno dei miei fratelli maggiori che, da ragazzino, giocava proprio in quel ruolo.
Purtroppo per via di un'operazione al cuore subita da bambino ho avuto dei problemi a ottenere l'idoneità agonistica fino ai 14 anni. Tutti mi dicevano che ero bravo, quando mi vedevano giocare con gli amici, ma non potevo dimostrarlo su un vero campo da gioco.
Fortunatamente, poi ho comunque potuto iniziare a giocare in vere squadre a livello agonistico, anche se mi è sempre mancata la stazza da portiere, quei 10 cm che mi avrebbero permesso, magari, di giocare in qualche categoria superiore. 
Dopo il classico infortunio a un ginocchio a fine anni '90, mi sono fermato per un paio d'anni.
Poi, quando mi sono trasferito in Abruzzo, ho ricominciato a giocare a livello amatoriale nella squadra locale, dove ho giocato quasi ininterrottamente fino al 2017.

Ci racconti un episodio curioso della tua carriera calcistica?

Una volta, quando giocavo tra i ragazzi dei Mobilieri Sutrio, paese vicino a quello in cui sono cresciuto, venne a visionarmi il preparatore dei portieri delle giovanili dell'Udinese.
Feci una delle più brutte prestazioni di cui abbia ricordo, subendo tre gol su altrettante punizioni.
Scoprii che c'era qualcuno di importante in tribuna solo a partita finita, ma averlo saputo prima non avrebbe cambiato nulla, anzi: probabilmente avrei fatto anche peggio in campo.
Un'altra volta, durante il primo anno in prima squadra nel Cercivento (subentrato nel secondo tempo al posto dell'anziano titolare), mi trovai di fronte al cosiddetto "bomber" del campionato: sono ancora uno sbarbatello di 17 anni quando, durante l'ennesimo svarione difensivo causato dalla netta differenza tecnica tra le due squadre,  mi ritrovo a tu per tu con questo attaccante, il quale inizia a fare finte manco fosse Maradona. Riesce così a farmi sedere a terra dopo l'ennesima finta di gambe ma, quando poi si decide a tirare in porta, io gli respingo il tiro allungando la gamba destra.
L'azione riparte, io mi alzo e gli dico in faccia qualcosa traducibile dal dialetto friulano più o meno come: "Ecco, così impari, faccia da cu.o!"
Il tipo si arrabbia da morire, tant'è che poi cerca di segnarmi in tutti i modi, intimando i compagni a passargli la palla perché dove farmi gol. Alla fine ce la fa, esultando come se avesse segnato a Zenga o a Pagliuca, ma me ne fa soltanto uno.
A fine partita andai da lui a scusarmi per l'insulto ma era ancora piuttosto alterato e non volle accettare le mie scuse.
Comunque, sebbene sia molto "polemico" e critico nei confronti dei portieri dei vari campionati professionistici, lo sono sempre stato anche con me stesso quando giocavo. Ero sempre il primo a pensare a cosa avrei potuto fare per evitare il gol subito ed è capitato che la mia squadra abbia perso una partita per colpa di un mio errore. 
Ma ci sono state anche delle volte in cui ho salvato il risultato.
Quando mi infortunai al ginocchio, durante una partita con una squadra under 20, da incosciente quale ero, finii la partita su una gamba sola, non riuscendo nemmeno a rinviare di piede, parando però praticamente tutto.
Il giorno dopo, mentre io ero a letto con il ginocchio gonfio, fasciato e dolorante,  mio padre andò a bere il caffè al solito bar, proprio dove lavorava la madre di uno dei giovani avversari che avevo affrontato in campo. La signora, che era presente sugli spalti durante la partita del pomeriggio precedente, gli fece i complimenti perché era rimasta colpita dalla mia prestazione.
Mio padre, che odia qualsiasi sport (in particolare il calcio) le rispose prontamente: "Ma quale bravo? Si è rotto un ginocchio, quello sciagurato!"

Nel nostro giro, sei noto anche per i tuoi post polemici di argomento sportivo. In particolare i bersagli delle tue polemiche sono Verstappen e i portieri. Ti offro quindi l'occasione di metterti all'opera: cosa ci dici dei portieri dell'Argentina ai mondiali del 2018?

Be', mi ricordo bene di Caballero: il classico (mediocre) portiere in grado di fare una grande parata seguita subito dopo da una papera clamorosa. 
Il titolare doveva essere Romero (portiere che comunque non mi è mai dispiaciuto), uno che da noi si faceva la riserva a Viviano alla Sampdoria, ma si infortunò a un ginocchio poco prima dei mondiali.
Per una volta mi trovo d'accordo con Mourinho che ce l'aveva in squadra ai tempi del Chelsea, mi pare, il quale disse: "io o lui in porta la stessa cosa".
Il ruolo di portiere mi appassiona ancora, anche adesso che non gioco più. Per questo mi piace ancora seguire in TV questo sport, con tanto di critiche e polemiche via FB.


Sei anche, lodevolmente, polemico contro i razzisti e contro chi diffonde fuffa pseudoscientifica.

Essere considerato polemico contro i razzisti dovrebbe essere una normalità, anziché una lode.
Il problema della diffusione di fuffa antiscientifica in rete, ma anche in TV, è una questione più complessa, invece.
E' una lotta che ho portato avanti per anni e per un breve periodo ho partecipato a dirette video su youtube , scrivendo anche articoli per noti siti antibufala, ma dopo un po' ho deciso di smettere.
Molti dei cosiddetti  "debunker" della rete, in realtà puntano solo ad ampliare la propria notorietà o ad accalappiare click per i siti sui quali scrivono. Non sono tutti così, ovviamente. Non a caso continuo a collaborare, quando capita, solo con quegli amici che credono veramente nella corretta informazione scientifica senza secondi fini.
Ne abbiamo molti in comune, quasi tutti legati al CICAP in un modo o nell'altro, e tu sei uno di quelli.
Grazie, Orsetto, per questa intervista.

Grazie a te, Luigi.